Castro perla del Salento. Dalle mura messapiche al santuario di Atena, dal porto di Enea, dalle acque cristalline, alle meravigliose grotte, per concludere a pranzo “Da Amedeo”

 

Castro (Lecce). Il centro storico con il Castello Aragonese.

Castro. Il porto di Enea ricordato da Virgilio, che probabilmente, data la perfetta descrizione, era stato sul posto o aveva ripreso le indicazioni dagli Annales di Quinto Ennio, che certamente, da buon Salentino, conosceva questi luoghi.

Castro, Ristorante "Da Amedeo": linguine allo scoglio.

 

* Tutte le immagini appartengono all’Archivio dell’Ing. Gianni Carluccio e ne è vietato l’utilizzo senza il consenso dell’Autore.

Il "Benvenuti a Castro" nella stupenda fantasia di "Artefatto" in Piazza Vittoria a Castro.

Alba in Albania.

Il promontorio di Castro visto da Santa Cesarea Terme di giorno e di notte con la luna piena.

L’acropoli di Castro vista da Santa Cesarea Terme. Si riconoscono Castello e Mura aragonesi (che ricalcano il percorso delle Mura Messapiche) ed al centro la Cattedrale romanica.

Castro, ricostruzione della città messapica con le fortificazioni (dalla Mostra presso il Castello Aragonese, curata dall’Università del Salento).

Castro, fortificazioni messapiche (IV-III sec. a.C.).

Castro, porta Est. In alto, al centro, la ricostruzione del frontone del Santuario di Atena. 

Il Prof. Francesco D’Andria dell’Università del Salento, Direttore degli scavi archeologici di Castro, osserva la ricostruzione del frontone del Santuario di Atena (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Gli scavi archeologici nella zona del santuario di Atena (località "Capanne").

La statuetta bronzea di Atena Iliaca (alta poco più di 12 cm e risalente alla metà del IV sec. a.C.) ritrovata nel corso degli scavi archeologici diretti dal Prof. Francesco D’Andria (1.5.2008). Già nel 2007 il rinvenimento di materiali votivi aveva fatto pensare all’esistenza di un santuario.

Il passo dell’Eneide di Virgilio e la descrizione dell’approdo di Enea a Castro, così come riportato nel volume "I Messapi e la Messapia nelle fonti letterarie greche e romane", a cura del prof. Mario Lombardo, Ed. Congedo, Galatina 1992, pp. 70-71.

Nel passo di Virgilio, oltre alla inequivocabile presenza di un Tempio di Minerva su una rocca, si legge: "Il porto è incurvato ad arco dalla corrente dell’Euro". L’Euro, secondo Vitruvio, spira da SE a NO, quindi corrisponde al nostro scirocco, che ha una potenza devastante, come testimoniano le immagini seguenti da me scattate l’1.12.2009, in corrispondenza del Porto di Enea o di Afrodite, come riportato da Dionisio di Alicarnasso nel I° sec. a.C. (Antichità romane, I 51, 3): "Enea e i suoi compagni non sbarcarono in Italia tutti nello stesso punto, ma la maggior parte delle navi approdò al Capo di Iapigia, che allora era chiamato Capo Salentino, le altre al cosiddetto Athenaion, dove si trovò a sbarcare in Italia lo stesso Enea (questa località consiste in un promontorio presso il quale vi è un ormeggio estivo, che da questi – Enea – prende il nome di Porto di Afrodite – o Porto di Venere -); navigarono quindi lungo la costa fino allo Stretto, tenendo l’Italia sulla loro destra… (trad. Prof. Mario Lombardo).

Il Porto di Enea durante la mareggiata dell’1.12.2009.

Onde altissime si infrangono sul Porto di Enea a Castro.

Un art. de "La Gazzetta del Mezzogiorno" di 20 anni fa con l’ipotesi dello sbarco di Enea a Castro, fatta dai ragazzi della Scuola Media Statale di Castro, guidati dal loro insegnante di Lettere, Prof. Pasquale Ciriolo, mio caro amico (24.5.1995, Archivio Carluccio).

L’importante volume curato dal Prof. Francesco D’Andria dal titolo significativo: "Castrum Minervae", con la dedica all’amico Gianni Carluccio. Ed. Congedo, Galatina 2009.

"Castrum Minervae", un più recente contributo sugli scavi di Castro, curato dal Prof. Francesco D’Andria, con la dedica a Gianni Carluccio. Lecce, 2013 (Stampa Grafotech Leverano).

Lo scavo del Santuario di Atena nel giorno in cui è stata data una prima notizia della scoperta dell’imponente statua in pietra leccese della dea (1.7.2015, la scoperta comunque risale al mese precedente). Il luogo dove al momento delle foto era ancora presente la statua, nei pressi di un pozzo, è indicato con un asterisco.

L’Ing. Gianni Carluccio, da sempre convinto della tesi del Prof. Francesco D’Andria, indica con gioia il luogo della scoperta (1.7.2015).

Le fasi del recupero della statua di Atena, avvenuto sabato 4.7.2015, in esclusiva per le telecamere della RAI e l’intervista al Prof. Francesco D’Andria dell’Università del Salento. La notizia della scoperta era stata data in prima pagina, nella stessa giornata, dal Corriere del Mezzogiorno (v. la prima immagine).

La statuetta di Atena rinvenuta l’1.5.2008 e la statua in pietra leccese appena rinvenuta. Confrontando i due esemplari e facendo le dovute proporzioni, la nuova statua di Atena (se fosse completa) sarebbe alta circa 3 metri. Ci troviamo quindi in presenza di un rinvenimento eccezionale !!! Complimenti all’amico Prof. Francesco D’Andria ed alla sua équipe, guidata dallo scopritore Amedeo Galati.

* Inutile dire che questa eccezionale scoperta è di fondamentale importanza per il territorio, inoltre il suo collocamento nel Castello di Castro, assieme agli altri reperti provenienti dagli scavi, costituirà una forte attrattiva per i turisti, che già numerosissimi sono legati al nostro bel Salento. Tutto questo è stato possibile grazie alla perfetta sinergia tra la Soprintendenza Archeologica della Puglia, guidata dal Dott. Luigi la Rocca, l’Università del Salento, rappresentata dal Prof. Francesco D’Andria e dagli Amministratori Comunali di Castro.

La cosiddetta "Mappa di Soleto" (500 a.C. circa), ritrovata dall’amico archeologo belga Prof. Thierry van Compernolle il 21.8.2003 a Soleto. Sulla mappa Castro viene indicato con il toponimo Lik(tos) che rimanda a Idomeneo, in accordo con quanto riportato dalle fonti circa la fondazione di Castro.

Castro ("Castra Minerve") è presente sulla "Tabula Peutingeriana", pergamena medioevale del XII-XIII sec. (11 parti riunite in un rotolo di 680 x 33 cm) copia da un originale romano del IV sec. d.C. (Vienna, Biblioteca Nazionale, foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Castro ("Castrum Minervae") e Vaste ("Basta") sono presenti su un dipinto che ritrae l’Italia Antica nella Sala delle Carte Geografiche presso i Musei Vaticani (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Il comprensorio archeologico: “Castro – Vaste – Muro Leccese – Otranto”

«[303 a.C.]. Quando apprese che i tarentini ed alcuni degli altri alleati si erano ribellati, [Cleonimo] lasciò un’adeguata guarnigione a Corcira [Corfù], e col resto dell’esercito si affrettò a navigare verso l’Italia per punire i ribelli. Approdato in una località difesa dai barbari con una guarnigione [potrebbe essere identificata con Otranto], prese la città, ne fece schiavi gli abitanti e ne devastò il territorio [potrebbe riferirsi alle città di Vaste e Muro Leccese]. Analogamente, avendo preso d’assalto il cosiddetto Triopio [potrebbe essere identificato con Castro], vi fece circa 3000 prigionieri. Fu allora, però, che i barbari della regione, accorrendo tutti insieme, attaccarono di notte il suo accampamento, e nella battaglia che ne seguì uccisero più di 200 degli uomini di Cleonimo e ne presero prigionieri circa mille. Inoltre una tempesta, scatenatasi in quello stesso frangente, distrusse venti delle navi che erano ormeggiate vicino all’accampamento. Essendo incappato in due rovesci di tale portata, Cleonimo salpò col suo esercito per tornare a Corcira».

* Questo importante passo di Diodoro Siculo (Biblioteca Storica, XX 105, 1-3, qui riportato nella traduzione curata da M. Lombardo), è riferibile alla fine del IV sec. a.C.  Nel passo originario purtroppo non si fanno i nomi delle città interessate (le proposte di identificazione in parentesi quadra sono mie ipotesi), ma si fa menzione soltanto del cosiddetto Triopio, cioè un luogo da dove si guarda verso tre parti, che alcuni studiosi identificano con Castro, altri con Otranto.

Il passo sopra riportato, meglio di qualsiasi altra considerazione, ci introduce in questo importante comprensorio archeologico, dove la ricerca negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, grazie soprattutto all’impegno del Prof. Francesco D’Andria.

CASTRO

Castro, uno dei luoghi più incantevoli della costa salentina, sorge su un promontorio quasi a picco sul mare, da dove si ha una vista straordinaria sia sulla costa salentina (la vista spazia da S. Cesarea a Leuca) che sulla costa albanese e sulle isole greche; nell’immediato entroterra si estendono a perdita d’occhio uliveti e querceti, contornati da una splendida macchia mediterranea.

Nella sua marina c’è un incantevole porticciolo dall’acqua verde smeraldo che ispirò Virgilio nella descrizione dell’approdo di Enea in Italia, mentre sulla sua acropoli, tutta circondata da possenti fortificazioni messapiche (oggi in parte visibili grazie ad alcuni interventi di scavo), domina il Castello aragonese e la Cattedrale normanna che insiste sulla vecchia chiesetta bizantina (ne esiste solo metà) e su un’antica cavità, forse collegata al famoso Santuario di Minerva, citato da Virgilio.

Le mura messapiche di Castro (da me riconosciute in più punti negli anni ’80) si estendevano per circa 700 metri e racchiudevano una superficie di appena 3 ettari, attualmente occupata dal piccolo e grazioso borgo occupato dai pescatori, dove si respira un’aria greco-bizantina.

Prima dei recenti scavi archeologici in zona "Capanne" uno scavo per un cantiere edile, nei pressi del Municipio, permise alcuni anni fa al Prof. Francesco D’Andria, che era in mia compagnia, di riconoscere una fase romana, attestata tra l’altro dalla menzione del Castrum Minervae sulla Tabula Peutingeriana.

* da G. Carluccio, Archeologia e Ambiente, in Salento Meraviglioso, Lecce 2003, pp. 83-206, con alcune modifiche.

 

Una chiesetta bizantina (IX sec. d.C.) è inserita nella struttura della Cattedrale romanica di Castro.

Affreschi bizantini all’interno della chiesetta.

Il Castello Aragonese (XV sec.).

La costa a sud di Castro fino al Capo di Santa Maria di Leuca. Dopo la Marina di Castro seguono verso sud le Marine di Marittima, Andrano (con la famosa Grotta Verde) e Tricase.

Castro vista dalla strada che da Marittima porta alla Marina di Andrano.

Veduta di Castro e Santa Cesarea Terme dallo stabilimento Alborhé nella Marina di Andrano.

Panorama di Castro dalla Marina di Marittima.

* Per questa bella immagine e per l’ospitalità presso la sua Villa, in occasione di un’indimenticabile cena con un gruppo di amici, ringrazio l’amico Dott. Nicola Gemma.

Castro con in primo piano la splendida insenatura "Acquaviva" di Marittima, inserita nell’ambito di un piccolo e interessante Parco Naturale.

L’insenatura Acquaviva.

Castro. Visione notturna del porto di Enea.

La rotta di Enea passa da Castro da "The Independent International", 7.4.2007 (Coll. Ing. Gianni Carluccio).

Castro, Festa della Madonna di Pompei (notte incantevole del 13 Agosto 2008).

Dal "belvedere" di Castro si gode una splendida vista verso Santa Cesarea Terme; nelle giornate limpide si possono facilmente avvistare i monti Acrocerauni dell’Albania (2.000 m s.l.m.) e le isole greche nei pressi di Corfù.

Castro "Bandiera Blu 2014".

Veduta della costa a nord di Castro con Porto Miggiano e Santa Cesarea Terme.

Santa Cesarea Terme vista da Castro.

La Marina di Castro con in alto il centro storico ed il Castello Aragonese.

Castro, panorama.

Castro Marina, porto. In primo piano resti di coralli fossili dall’entroterra.

I monti Acrocerauni dell’Albania visti dal Castello di Castro.

La cattedrale di Castro vista dall’alto del Castello Aragonese.

Castro, Grotta Zinzulusa.

Il nome della Grotta Zinzulusa deriva dal dialetto salentino: "zinzuli" sono gli stracci appesi.

Grotta Zinzulusa, interno.

Andrano, Grotta Verde.

Grotta Verde di Andrano. La parte terminale della grotta in comunicazione con il mare aperto, passaggio utilizzato negli anni passati dalla foca monaca (foto copyright Elena Carluccio).

Il Ristorante da Amedeo.

Castello e campanile della Cattedrale visti dal ristorante "Da Amedeo".

L’Ing. Gianni Carluccio saluta Amedeo Ciullo, figura storica di Castro, all’ingresso del ristorante in funzione dal 1947.

La Signora Maria Ciullo, assieme alla figlia Elisabetta, accolgono sempre con molta gentilezza gli ospiti.

Una bella scultura in pietra leccese nel giardino.

Le "mitiche" linguine allo scoglio preparate dallo chef Fioravante Capraro; nelle foto che seguono alcune sue specialità.

Zuppa di pesce.

Polipo nella "pignata".

Pesce spada.

L’indimenticabile frittura di Moscardini.

L’arancia caramellata, una dolce specialità della casa.

A sera "Da Amedeo" si gode di un’atmosfera particolare.

La Signora Annunziata Schifano, dolce e indimenticabile. A lei si deve l’inizio dell’attività nel 1947. 

Una dedica al Sig. Amedeo "Re della cucina ittica pugliese" dalla splendida Nadia Cassini.

Rosita Celentano con la famiglia Capraro – Ciullo.

La Signora Maria Ciullo con la bravissima Licia Colò, molto "legata" a Castro ed al Salento.

Saluti da Elisabetta…

4 pensieri su “Castro perla del Salento. Dalle mura messapiche al santuario di Atena, dal porto di Enea, dalle acque cristalline, alle meravigliose grotte, per concludere a pranzo “Da Amedeo”

  1. Grazie Ingegner Carluccio per il bellissimo reportage fotografico. Ha colto nella vera essenza Castro e la nostra cucina. Grazie di cuore. Elisabetta

    • Grazie a te ed ai tuoi cari per la sempre squisita accoglienza. Castro fa parte dei primi ricordi della mia vita e sono molto legato a questa antica perla messapica.
      Gianni Carluccio

  2. La magia della serata di martedì 9 settembre non è stata la location, né tanto meno la luna che era ben visibile e splendente…, siete stati voi tutti, cari amici, che avete fatto pulsare il posto e l’avete intriso con le vostre parole, amalgama dolce che ci tiene insieme e che viene a rimbalzare sulle onde vicine permeandosi di profumate essenze marine, perdendosi lontano chissà dove…..
    Grazie…. Nicola Gemma

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*