Matera, o cara

Alla cara Alexia,

che studia Architettura a Matera

Matera, Martedì 23 Giugno 1981. Il Sasso Caveoso , con il cosiddetto “Monterrone”. Panorama (dal Belvedere nei pressi di Palazzo Lanfranchi) verso la Chiesa della Madonna dell’Idris e la Chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone (X-XI sec.); la particolare conformazione della roccia, con la croce sopra, ricorda, nell’immaginario collettivo, il Calvario. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Matera, 23 Giugno 1981. Panorama dal Sasso Caveoso con la gravina e l’omonimo torrente. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Matera, 23 Giugno 1981. La Chiesa di San Pietro Caveoso (in basso) e la Chiesa rupestre della Madonna dell’Idris (in alto), visti dal Belvedere nei pressi di Piazza Duomo. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Matera, un suggestivo particolare del Sasso Barisano, lungo Via Fiorentini, visto dalla terrazza panoramica del Duomo, Martedì 23 Giugno 1981 e un’immagine ripresa Domenica 3 Maggio 2015, con la stessa inquadratura, dopo quasi 34 anni… Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

In occasione della designazione di Matera quale Capitale Europea della Cultura per il 2019, mi fa piacere rispolverare alcune vecchie diapositive dal mio Archivio.

L’emozione della prima volta ed il mio primo contatto “fotografico” con l’incantevole Matera (24 diapositive) è avvenuto Martedì 23 Giugno 1981; ero in compagnia del Prof. Aldo Siciliano, docente di numismatica presso l’Università di Lecce, che doveva schedare un’importante collezione di monete presso il Palazzo Malvinni Malvezzi della Provincia di Matera, situato in Piazza Duomo. Parcheggiata la mia nuova Fiat 131 diesel in Piazza Duomo, mi recai al Museo Archeologico “Ridola” e poi, partendo da Palazzo Lanfranchi, due scugnizzi mi accompagnarono in giro per i Sassi. Qualche anno dopo, nel 1987 ho condotto in visita guidata nel cuore dei “Sassi” e poi al Lago di San Giuliano i miei alunni dell’I.T.I.S. “E. Mattei di Maglie”. Gli ultimi due contatti il 28 Maggio 2000 (dopo una memorabile visita alla cava di Altamura, con le orme dei dinosauri) ed il 24 febbraio del 2004, sempre in compagnia di cari amici.

Lecce, 23.X.2014

Ing. Gianni Carluccio

 

* Tutte le immagini appartengono all’Archivio dell’Ing. Gianni Carluccio e ne è vietato l’utilizzo senza il consenso dell’Autore.

L’Ing. Gianni Carluccio con il Prof. Aldo Siciliano, presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Lecce (2007).

Il Volume sul Museo Ridola acquistato nel 1981, in occasione della mia prima visita a Matera.

Un art. comparso su La Gazzetta del Mezzogiorno dell’estate 1981, conservato nel mio Archivio.

Matera, il Sasso Barisano visto dal Belvedere di Piazza Duomo; al centro si riconosce la Chiesa di San Pietro Barisano, 23 Giugno 1981. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Matera. Panorama, da un Belvedere (oggi in restauro) nei pressi di Piazza Duomo, verso la Murgia Timone, 23 Giugno 1981. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Il belvedere, oggi in restauro, è quello segnato con un asterisco in questa immagine (cartolina del 1994, Ed. Giannatelli).

Matera vista dal Belvedere di Murgia Timone, 23 Giugno 1981. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Matera, Santa Lucia alle Malve; sullo sfondo l’affresco raffigurante l’Incoronazione della Vergine, Marzo 1987. In visita guidata con i miei cari alunni dell’I.T.I.S. “E. Mattei” di Maglie (LE). Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Matera, panorama dei “Sassi” dal Belvedere nei pressi di Palazzo Lanfranchi, Marzo 1987. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Matera, interno di un’abitazione contadina, Marzo 1987. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Matera, Chiesa di San Pietro Caveoso, 28 Maggio 2000. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Matera e la sua gravina visti dal Sasso Caveoso.

Matera 24.2.2004, nei vicoli del centro storico. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Matera, alcuni affreschi bizantini (XIII-XIV sec.) presenti nella Chiesa rupestre sottostante Piazza Vittorio Veneto.

Nel Sasso Barisano.

Arianna ed Elena.

Devozione del popolo verso Santa Rita da Cascia.

Matera, Ottobre 2014 – foto copyright Alexia Giannone.

La facoltà di Architettura di Matera (foto Alexia Giannone).

La pagina di TELEVIDEO RAI con la notizia della designazione di Matera come Capitale Europea della Cultura. Archivio CARLUCCIO.

Alcune Guide di Matera del mio Archivio. Le prime due, di Mario Tommaselli, avute in dono dall’Editore Dott. Lorenzo Capone.

Una Guida di Matera, con sottostante Pianta della Città. Ed. BGM, Matera 1991.

Matera, nuova guida, Ed. Osanna 2000.

Raccolta di materiale illustrativo su Matera con la bella e nuova Guida Turistica dei “Sassi di Matera” di Maria Antonietta Siepe e Antonello Di Gennaro, Edizioni Giannatelli, Matera 2013 (grazie Alexia!).

Un interessante volumetto edito dal Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera (2007-2014).

Ed ora uno sguardo al settore cinematografico…

Il manifesto della Mostra tenuta a Lecce sul film “Il Vangelo secondo Matteo”di Pier Paolo Pasolini, girato a Matera nel 1964.

L’ideatore della Mostra Alessandro Turco, davanti alla foto che ritrae Pier Paolo Pasolini con l’attore catalano Enrique Irazoqui, che interpreterà Gesù Cristo, foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Gianni Carluccio con Pierpaolo De Giorgi, leader dei Tamburellisti di Torrepaduli, in visita alla Mostra.

Gianni Carluccio con la Prof.ssa Noel Gazzano in visita alla Mostra.

Pier Paolo Pasolini a Matera sul set del suo film-capolavoro (1964).

Una scena del film di Pasolini ambientato nei “Sassi” di Matera (1964).

* Oltre a “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini (1964), a Matera sono stati girati numerosi altri Film e Documentari, tra i quali mi piace ricordare “Nel mezzogiorno qualcosa è cambiato” di Carlo Lizzani (1949), sulla scia del mondo contadino descritto da Carlo Levi. Tra i principali film: “La lupa” di Alberto Lattuada (1952); “C’era una volta” (con Sofia Loren), “Cristo si è fermato a Eboli” e “I tre fratelli” di Francesco Rosi (rispettivamente del 1967, 1978 e 1981); “Il Tempo dell’inizio” di Luigi Di Gianni (1974), “L’albero di Guernica” di Fernando Arrabal (1975); “King David” di Bruce Beresford (1985); “Il sole anche di notte” dei fratelli Taviani (1989); “L’uomo delle stelle” di Giuseppe Tornatore (1996) e “La Passione di Cristo” di Mel Gibson (2002).

Io ho avuto il piacere di conoscere il grande regista Francesco Rosi (negli anni ’70, quando ero studente di Ingegneria a Napoli) e Luigi Di Gianni, in occasione di una mia intervista sull’area archeologica di Vaste (nell’ambito del programma “Sulle orme degli antenati” di Sabatino Moscati, RAITRE 7.2.1986).

A testimonianza del legame tra Francesco Rosi e Matera, il 21 Settembre 2013, alla presenza del Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray (leccese), gli fu conferita la Cittadinanza Onoraria. Riporto qui di seguito un articolo di Donato Mastrangelo comparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Venerdì 16.1.2015, qualche giorno dopo la sua morte.

In questa foto sono a Lecce, il 16 Dicembre 2005 (40° anniversario della morte di Tito Schipa) con Tito Schipa Jr. (al mio fianco), Carolina Rosi, figlia del regista, e Luca De Filippo. Ricordo che Francesco Rosi girò a Lecce nel 1975 il film “Cadaveri eccellenti”, del quale conservo alcune foto di scena, fatte da un mio amico, in quanto in quel periodo ero a Napoli, studente di Ingegneria.

Matera, Carta dell’Agenzia di Promozione Territoriale Basilicata, copyright 2014 A.T.I. Touring Editore – Geo4Map. (cortesia Enrico e Lorenzo Capone Editore).

* Sul Quotidiano LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO di oggi, Domenica 26 ottobre 2014, compare una preziosa intervista all’esimio Architetto Pietro Laureano, principale artefice del riconoscimento dei Sassi di Matera quale Patrimonio dell’Umanità ad opera dell’UNESCO. L’intervista, che mi fa piacere riportare, si deve alla giornalista Maria Grazia Rongo.

L’importante Volume dell’Arch. Pietro Laureano nella nuova edizione del 2012 (le precedenti edizioni, sempre di Bollati Boringhieri erano state pubblicate nel 1993 e nel 2002)… e basta leggere la magistrale “Premessa alla nuova edizione. Da vergogna nazionale a patrimonio dell’umanità, verso il 2019″, dello stesso Architetto Laureano, per capire perché Matera ha giustamente vinto…

… E noi a Lecce? Siamo stati capaci di dimenticare Quinto Ennio, Tito Schipa e Carmelo Bene, questi ultimi due proprio nel Teatro Politeama Greco, che li ha visti protagonisti con le loro voci immortali. Incredibile !!!

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** Su mia richiesta, ricevo dal caro e illustre amico Dott. Salvatore Bianco, Responsabile dell’Ufficio di Lecce della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e già Direttore del Museo Archeologico Nazionale della Siritide in Basilicata, l’edizione integrale di un suo autorevole articolo ospitato sul Nuovo Quotidiano di Puglia di oggi, Domenica 26 Ottobre 2014, che qui di seguito pubblico, ringraziando il Dott. Bianco per la sua squisita gentilezza:

Ero convinto da tempo che Lecce non avrebbe potuto reggere il confronto con Matera nel riconoscimento del titolo di capitale europea della cultura. Dispiace per come è andata, ma è meglio così.
Ricominciare può aiutare ad essere più autentici, ovvero presentarsi al mondo con la propria storia, piccola o grande che sia, con la forza d’animo di chi crede davvero che la Cultura (con la C maiuscola, quella di ampio respiro, transnazionale e compenetrata all’identità locale) vada perseguita sempre, anche quando qualcuno diffonde l’idea che “con la cultura non si mangia”, e che la difesa del patrimonio storico e culturale sia atto dovuto e irrinunciabile.
E’ questa convinzione trasparente, che dagli anni cinquanta segna Matera, che ha convinto i giudici europei nell’assegnare l’ambito riconoscimento. Non hanno avuto alcun peso le festose scene della “tavolata” a Lecce o dell’impastare il pane a Matera. Come pure non hanno convinto a Lecce le invenzioni delle tante e-utopie variamente declinate in tanti contenitori vuoti e incomprensibili ai più, tanto lontani dalla Lecce quotidiana e più vera, e giustamente non ritenuti di qualità.
Lecce ha vissuto l’evento come una “sfida” e dopo il mancato riconoscimento si sono sentiti termini come “derby” o “sconfitta” rivelando come la città abbia vissuto l’esperienza in termini quasi “calcistici”. E dopo l’esclusione, la città, delusa, dimostrava di non aver rinunciato comunque alla propria autoreferenzialità (come evidenziato giustamente da qualcuno) non cogliendo, ancora una volta, il significato dell’idea di “capitale culturale”, almeno secondo i parametri definiti dalla UE. Il titolo di capitale europea della cultura non è una coppa assegnata in un torneo calcistico ma rappresenta il riconoscimento per quanto una città ha dimostrato di aver fatto o di fare per la Cultura.
Lecce e Matera conservano un patrimonio urbanistico e monumentale di grande importanza, ben visibile a tutti, ora compreso anche dai cittadini meno accorti o “formati”, che nelle due città sono sempre più orgogliosi dei tanti turisti che arrivano, iniziando essi stessi a dimostrare curiosità ed interesse per chiese o monumenti, che hanno sempre visto e conosciuto senza averne potuto cogliere in passato la “bellezza”, per usare un termine ora applicato ai cd. beni culturali. Ecco allora che la Cultura si fa spontanea, diviene di strada, qualificante ed educativa per tutti.
Lecce e Matera, differenti come sviluppo urbanistico ma tanto simili nella loro calda sensualità. Il centro storico di Lecce, sorto sulle preesistenze romano-messapiche, così come lo conosciamo, si sviluppa in gran parte dal tardo ‘400-500 ad opera di vescovi, ordini monastici e famiglie aristocratiche, che hanno disegnato la “piccola Napoli” ora turisticamente famosa in Italia, mentre il cuore storico di Matera con i rioni Caveoso e Barisano, i cd. Sassi, conserva la connotazione originaria dell’insediamento rupestre, con aree già abitate nella preistoria, di impronta urbanistica povera e arroccato sull’alto versante del canyon del torrente Gravina.
Sulle pareti dell’immenso canyon si aprono migliaia di povere case, residenze monastiche e chiese di rito bizantino in gran parte ricavate nel banco roccioso mentre pochi palazzi nobiliari si concentrano nei pressi della Cattedrale, che si erge sullo sperone roccioso dominante i due rioni. I Sassi costituiscono forse l’unico esempio di grande insediamento rupestre sopravvissuto in Europa e segnato fino agli inizi degli anni cinquanta del secolo trascorso da terribili condizioni di vita degli abitanti e per questo definiti da Togliatti e De Gasperi nell’immediato dopoguerra la “vergogna dell’Italia”, come ben traspare da quell’eccezionale documento di antropologia sociale e culturale rappresentato dal “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi.
Il centro storico di Lecce e i Sassi di Matera sono delle eredità trasmesse e consegnate ai noi contemporanei da chi ci ha preceduto e non sono merito dei leccesi e dei materani di oggi (anche se i Materani avevano tutto il diritto di dimenticare la dolorosa pagina di vita di stenti nei Sassi). Oggi merito delle due città è dimostrare di aver saputo conservare e valorizzare quel patrimonio come bene universale, anche se, sia Lecce che Matera, hanno conosciuto, come l’Italia tutta, i famigerati anni cinquanta/settanta del secolo trascorso, segnati in nome della modernità da rapporti conflittuali con i propri centri storici, con l’antico e con il patrimonio culturale, cui sono state inferte ferite ancora oggi non rimarginate.
Sono anni quelli ancora lontani dal turismo di massa, in cui Lecce, quasi città di confine e di sapore gattopardesco inizia a sperimentare la propria autoreferenzialità con un unico segno di rinnovamento: la nascita dell’università e poco altro, interpretando il concetto di “cultura” come semplice “possesso” di un centro storico ricco di monumenti spettacolari, di cui a volte si è avvertito l’ingombro pesante. Centro storico che avrebbe dovuto essere da decenni un laboratorio di ricerca e sperimentazione per la propria salvaguardia, di studio per interventi conservativi sulla pietra leccese, la cui assenza ha determinato quei gravi errori ripetuti per anni, che ancora bruciano sulla facciata di Santa Croce. Anche gli esponenti più rappresentativi della cultura salentina di quei decenni, forse all’epoca indigesti o scomodi (da Bodini a Bene fino ad Eugenio Barba) sono riconosciuti solo in anni recenti.
A Matera già nella metà degli anni cinquanta un gruppo di “facinorosi” intellettuali si interrogava sul trauma della città: lo sradicamento della popolazione dai “vergognosi” Sassi verso i nuovi quartieri periferici. Scommettono quei “facinorosi” proprio sui Sassi, che da “vergogna” dovevano divenire il riscatto della città, da presentare al mondo, rimarginando così la ferita inferta all’intera comunità. E’ così che nasce nel 1959 il Circolo della Scaletta, che diviene un grande laboratorio di impegno sociale volto al recupero dell’antica coscienza civile del popolo materano e della sua storia, che doveva ricucire lo strappo con il proprio centro storico e ritrovare l’antica identità. Nasce il censimento delle chiese rupestri affrescate lungo le spettacolari pareti della Gravina e il primo restauro all’interno del Rione Caveoso delle chiese della Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, che, collegate tra loro, ormai da anni ospitano gli eventi espositivi annuali dedicati alla grande scultura contemporanea. Le attività della “Scaletta” successivamente consentono l’elaborazione della proposta di base della cd. Legge speciale sui Sassi del 1973, l’inaugurazione nel 1978 nei Sassi della mostra dedicata alle grandi sculture di Pietro Consagra, che consentirà nel 1979 l’approvazione della “Carta di Matera” firmata dai grandi artisti dell’epoca e che darà luogo annualmente alle “Grandi mostre nei Sassi” sulla scultura contemporanea. L’istituzione nel 1990 del Parco Storico Naturale delle Chiese Rupestri porterà nel 1993 al riconoscimento dei Sassi come “Patrimonio dell’Unesco”.
Si comprende così come la Matera degli anni cinquanta-sessanta, “vergogna nazionale”, divenuta città-laboratorio di cultura, che si apre per accogliere Pierpaolo Pasolini nel 1964 per il “Vangelo secondo Matteo”, pur tra le proteste di alcuni ambienti delle vicine Taranto e Bari, e mette fine nel 1973 con la propria ospitalità all’esilio del grande pittore Josè Ortega, sia oggi divenuta “capitale culturale”. Non a caso!
Se Lecce, nei decenni passati e fino a ieri, ha peccato di autoreferenzialità, la delusione per il mancato riconoscimento può essere occasione di riflessione e di lavoro di squadra aperto a tutte le componenti culturali e istituzionali della città. In modo che Lecce possa divenire città-laboratorio, che capti al volo le occasioni di crescita e di dialogo tra le tante anime della città.
E Matera, città che lavora per la Cultura da tempi non sospetti, può essere di esempio.
Basti solo citare alcuni numeri: i Sassi sono patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1993; sono sede dal 1978 di grandi eventi della scultura mondiale contemporanea; annovera ben due Musei Nazionali (Museo Archeologico Nazionale, Museo Nazionale di Arte medievale e moderna); ha creato, come costola della Scaletta, la Fondazione Zetema, che ha comportato la nascita del MUSMA, ovvero della più grande raccolta di arte contemporanea del sud dopo il MADRE di Napoli, della Casa-Museo di J. Ortega recentemente inaugurata e che ospita il museo-laboratorio delle arti applicate (leggi “cartapesta”, ove si conservano i famosi pannelli in cartapesta eseguiti da Ortega e donati alla città di Matera come atto di gratitudine nei confronti dei cartapestai materani che ne avevano insegnato il mestiere al maestro) e l’incredibile restauro della Cripta del Peccato Originale. Non da ultimo in tutto ciò ha avuto un grande ruolo la sinergia tra le Istituzioni cittadine, le Soprintendenze, l’Università e la cittadinanza materana.
E a Lecce? Nessun Museo Nazionale (Lecce è l’unica provincia pugliese ad esserne priva e negli anni in cui ancora si poteva ambire ad avere una struttura espositiva dello Stato non è stata mai avanzata formale richiesta in tal senso, nè dalla città né dalle cittadinanze salentine). Forse per quell’autoreferenzialità di convinta autosufficienza e forse perché bastava e avanzava il Museo Provinciale? L’unico museo archeologico sviluppatosi nel frattempo e ora più pubblicizzato è per paradosso un museo privato sorto tra tante disattenzioni e che in una città normale lascerebbe perplessi. Il MUST non pare che possa definirsi “museo storico della città”, mentre il museo della cartapesta presso il Castello Carlo V si logora nell’abbandono, con le delicate opere in cartapesta e i vestiti in stoffa delle Madonne affetti da polvere ed acari. Poi di grandi eventi culturali a Lecce e nel Salento non saprei….
Eppure Lecce avrebbe potuto avere, negli anni in cui ancora si poteva (quando sono stati approvati e finanziati i Musei Nazionali di Egnatia, Gioia de Colle, Gravina, Ruvo, Altamura per citare quelli più vicini a Lecce) almeno un Museo Nazionale di Storia Antica con le testimonianze di Lupiae, Rudiae e Cavallino o un Museo Nazionale del territorio salentino dedicato all’archeologia del basso Salento. Musei che avrebbero potuto essere laboratori di cultura (come succede a Matera), dove presentare quell’incredibile e sconosciuto patrimonio della preistoria salentina: dalle grotte paleolitiche frequentate dall’Uomo di Neanderthal, ora alla ribalta su riviste internazionali come Nature (leggi Grotta del Cavallo nella baia di Uluzzo e grotta Romanelli) e sconosciute alle cittadinanze e alle istituzioni salentine, alle Grotte dei Cervi, su cui nessuna Istituzione locale ha mai chiesto un evento espositivo nonostante il clamore mediatico continuo sulle grotte, solo ora formalmente richiesto dal Comune di Otranto ed autorizzato dalla Soprintendenza, per arrivare ai monumenti della preistoria salentina, ai Messapi ancora sconosciuti ai più e alla preziose testimonianze romane e medievali. Patrimonio ricchissimo, praticamente precluso e quasi mai visto dalle cittadinanze di Lecce e provincia se non per qualche meritevole iniziativa del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università e della Scuola di Archeologia.
E se ormai il treno per un Museo Nazionale è perso da tempo si potrebbe ancora rincorrere un accordo tra istituzioni locali, MIBACT e Soprintendenza per esporre in città (i contenitori non mancano, ma potrebbe essere lo stesso Museo Provinciale), sotto forma di eventi temporanei, quell’immenso patrimonio archeologico salentino conservato nei depositi della Soprintendenza e mai visto dai leccesi.
Ma Lecce avrebbe dovuto avere anche un grande museo della cartapesta (cartapesta che finanche Matera ha recuperato nella Casa di Ortega pur non essendo l’artigianato tipico di quella città) e un museo della Scienza recuperando scienziati (G. Candido, C. De Giorgi, L. Salomi, P. E. Stasi ecc.) e gabinetti scientifici della Lecce di fine ‘800-inizi ‘900, che hanno reso famosa la città in quegli anni. Basti pensare al sistema di orologi sincroni creati dal Candido nel 1874 e che ebbero eco finanche sulla stampa parigina, che sottolineava il progresso di una piccola città del sud Italia mentre Parigi era priva di simili meraviglie.
E perché oggi tra le tante cose che si potrebbero fare non ripristinare quel sistema di orologi? L’orologio, un tempo posizionato sul Sedile, che ha fatto la storia della Città, ora pare occultato alla vista dal banco dell’info-point situato all’interno dello stesso Sedile, ormai ridotto ad un inutile marchingegno depositato lì quasi per caso.
Del clima scientifico leccese di un secolo fa non c’è quasi ricordo al pari dei tanti gabinetti scientifici, tra cui quello dell’Istituto O. G. Costa chiuso da decenni e sommerso dalla polvere, che fa il suo lavoro senza sosta.
E questo sinceramente dispiace perché le potenzialità della città sono enormi: a Lecce come a Matera.
Anche per il centro storico un attento esame della situazione potrebbe migliorare di molto l’immagine della città, con piccoli interventi e attenzioni. Bastano pochi esempi: la facciata di San Sebastiano deturpata dall’armadio della telecom o enel che sia e da segnali stradali; alle spalle del Duomo e a lato di tante chiese importanti o dello stesso Palazzo Carafa sono cassonetti e pavimento stradale incrostato da sudiciume; a lato della Chiesa di S. Giovanni Battista i bidoni dell’immondizia sono posizionati davanti al cartello informativo impedendone la lettura e costringendo i turisti a spostare i bidoni; Via Libertini, ma non solo, desidererebbe essere più pulita. Non ci vuole molto per porre rimedio a simili cose.
Un’ultima cosa per capire cosa può essere importante per il titolo di capitale culturale. Riga, capitale della Lettonia, è capitale europea della cultura 2014. Da internet si scopre che Riga, dopo l’uscita dal blocco sovietico, ha fatto un bel po’ di strada: il centro storico art nouveau è patrimonio dell’Unesco dal 1997, ha oltre 15 musei e altrettanti teatri, tutti in forte crescita al pari del turismo. Forse dovremmo guardare più spesso al di là dei confini di questa città (basterebbe fino a Matera).


Salvatore Bianco – Responsabile dell’Ufficio di Lecce della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, già Direttore del Museo Archeologico Nazionale della Siritide in Basilicata.

Il 6 Gennaio 2015 l’emozione della neve e del Presepe vivente a Matera (foto cortesia Ing. Salvatore Salerno), mentre arriva la notizia “ufficiale” che nessuno dei giurati europei ha votato per Lecce !!! NO COMMENT !!!

Mostra dei presepi artistici dello scultore lucano Pier Francesco Mastroberti, su iniziativa del benemerito Circolo Culturale “La Scaletta”, presso il complesso rupestre “Madonna delle Virtù”, nei Sassi di Matera (ringrazio per la segnalazione l’amico Dott. Salvatore Bianco).

Le immagini che seguono, dovute per gli esterni al sito ufficiale di “Casa Cava” e le altre tre alla cara amica Alexia Giannone, offrono uno scenario fantastico di una cava di pietra tenera nei Sassi di Matera, recuperata in maniera architettonicamente perfetta e diventata uno spettacolare auditorium.

Ed ora una serie di immagini riprese Domenica 3 Maggio 2015.

Foto copyright Ing. Gianni Carluccio.

Ritorno, dopo 11 anni, nella dolce e cara Matera, in una giornata dalle forti emozioni e dai ricordi indimenticabili !

Altamura e la sua Cattedrale ripresa con il teleobiettivo.

Dalla periferia di Altamura si scorge il Massiccio del Pollino, che dista poco più di 100 km. Da sin.: Dolcedorme, Pollino e Serra del Prete.

Si comincia a intravedere Matera dalla superstrada Altamura-Matera. Al centro della foto, segnato con un asterisco, il Campanile del Duomo di Matera.

I primi insediamenti rupestri si scorgono imboccando una traversa della Via Appia, in direzione di Taranto, che ci porta nel Parco della Murgia Materana (foto di Ida Blattmann D’Amelj).

Il magnifico volo di un Nibbio comincia a farci sognare.

E la visione del Massiccio del Pollino ci lascia stupefatti ! Il Massiccio del Pollino dista poco più di 90 km. Da sin. le tre vette che superano i 2.000 m s.l.m.: Dolcedorme, Pollino e Serra del Prete.

Ed ora le prime straordinarie immagini di una Matera incantata vista dalla Murgia. Ed il sogno continua….

L’insediamento rupestre della Madonna delle Virtù (lungo la via omonima) e di San Nicola dei Greci (più in alto), segnati con un asterisco.

La Chiesa di S. Agostino, con annesso Convento degli Agostiniani, domina il versante nord della Gravina di Matera e segna il termine del Sasso Barisano.

Il torrente Gravina di Matera.

S. Pietro Caveoso.

Il Sasso Caveoso.

Il Convicinio S. Antonio (l’ingresso è segnato con un asterisco), nell’ambito del Sasso Caveoso.

Il Sasso Caveoso visto dalla Murgia. 1. Santa Maria de Armenis; 2. Santa Lucia alle Malve.

Gianni e Ida.

La Civita.

Il Duomo (in restauro) con il Campanile.

Il Sasso Caveoso.

L’insediamento rupestre di S. Lucia alle Malve ed in alto il Belvedere nei pressi di Palazzo Lanfranchi (segnati con un asterisco).

Il Castello Tramontano (in alto) e la Chiesa del Purgatorio (al centro).

Altamura vista da Matera (circa 20 km).

Il Parco della Murgia Materana.

Jazzo Gattini, con il Centro Visite del Parco.

Nel Parco sono presenti numerosi esemplari di Nibbio.

Una Cappellaccia.

In questa importante immagine, dall’interno del Parco della Murgia Materana (copyright Ing. Gianni Carluccio), si notano, da sin.: il Massiccio del Pollino (con le tre vette che superano i 2.000 m s.l.m.: Dolcedorme, Pollino e Serra del Prete), al centro il Monte Sirino (2.005 m) e sulla destra Matera con il suo Castello, che si trova nella parte più alta. Il massiccio del Pollino dista poco più di 90 km mentre il Monte Sirino poco meno di 90 km.

Il Massiccio del Pollino.

Mucche podoliche al pascolo.

Il massiccio del Pollino dista poco più di 90 km.

Il Dolcedorme nel Massiccio del Pollino (in primo piano: Pomarico).

Il Monte Pollino visto da Matera.

La Serra del Prete, nel Massiccio del Pollino.

Monte Sirino.

Il Monte Sirino visto da Matera (al centro della foto: Stigliano).

Il Lago di San Giuliano, nei pressi di Matera, lungo il corso del Bradano.

Muri a secco.

Asphodelina lutea (classif. Dott. Francesco Minonne).

Un Macaone.

Il Sasso Caveoso visto dalla Murgia.

Palazzo Lanfranchi.

Matera vista dal Belvedere nei pressi del Palazzo Lanfranchi.

Il cosiddetto Monterrone.

Il Museo Archeologico Nazionale Domenico Ridola.

Ricostruzione di un ambiente in grotta con pitture neolitiche, su modello della Grotta dei Cervi di Porto Badisco (Otranto, Lecce).

Modello di capanna preistorica.

Vaso a ceramica impressa del neolitico, con stilizzazione del volto umano sull’ansa.

Cratere a volute a figure rosse con figure di offerenti (350 a.C.).

Cratere a calice a figure rosse della metà del IV sec. a.C. da Montescglioso, con scena di libagione e simulacro di Dioniso.

Ingresso al Convicinio Sant’Antonio.

Panorama dal Convicinio di Sant’Antonio.

Scene di Matrimonio sulla Murgia…

Lungo Via Bruno Buozzi.

Madonna della Misericordia (sec. XVI).

La Civita e S. Pietro Caveoso (sulla destra) vista dalla terrazza panoramica del Monterrone.

San Pietro Caveoso con il piazzale antistante. Sulla destra, in alto, il cosiddetto “Monterrone” con la Chiesa della Madonna de Idris.

La Murgia Timone e sotto alcune immagini della gravina di Matera.

Chiesa Madonna delle Virtù (XI sec.), lungo l’omonima via, nell’ambito del Sasso Barisano.

Chiesa di San Nicola dei Greci (IX sec.), posta su un ripiano superiore rispetto alla Chiesa Madonna delle Virtù, è una delle Chiese rupestri più antiche.

Affreschi bizantini con S. Nicola, Santa Barbara e San Pantaleone.

Crocifissione (XIV sec.).

Un particolare dell’ambiente rupestre del Monastero. In questi ambienti è stata girata la scena dell’Ultima Cena del film di Mel Gibson: “The Passion”.

La Chiesa di Sant’Agostino, con sottostanti ambienti rupestri.

Il Sasso Barisano e la Civita con la Cattedrale, visti dalla Chiesa di Sant’Agostino.

La Chiesa di San Pietro Barisano.

L’ingresso a Casa Cava; alle spalle il Campanile della Chiesa di San Pietro Barisano.

Alcune immagini di Casa Cava con il magnifico l’Auditorium.

La Chiesa romanica di San Giovanni Battista, tra i gioielli architettonici di Matera.

Pasticciotto leccese a Matera…

Il Falco grillaio (detto in paese “striscigno”). A Matera esiste la più grande colonia europea di Falchi grillai (più di 3.000). Spettacolare è il loro volteggiare in aria sui Sassi.

I Falchi grillai sono anche ad Altamura. Questo è stato da me fotografato ad Altamura, sul Corso Federico II, nei pressi di Porta Bari, il 14.5.2015 alle ore 18.53.

La Piazza della Fontana, con la Chiesa della Mater Domini e gli ambienti ipogei, in primo piano. A fianco alla Chiesa si notano i “Tre archi”, da dove si ha una bella vista sul Sasso Barisano e sulla Cattedrale.

Il riconoscimento dell’UNESCO a Matera (1993), apposto sui “Tre Archi”.

Il bracciante materano e l’ingegnere leccese…

Il Sasso Barisano visto da Via Duomo.

Il Sasso Barisano visto dal Belvedere di Piazza Duomo.

Particolare della facciata laterale del Duomo.

Piazza Duomo. Il magnifico portone in legno del Palazzo Malvinni Malvezzi della Provincia di Matera, ex sede del Conservatorio di Musica “E. R. Duni”, che fu diretto dal mitico Nino Rota.

Un vicolo nei pressi di Piazza Duomo.

Il Palazzo del Sedile, attuale sede del Conservatorio di Musica “Egidio Romualdo Duni”.

La Chiesa di San Francesco d’Assisi.

La Chiesa del Purgatorio.

Quadro in mostra lungo Via Ridola.

Madonna con Bambino (trav. di Via Ridola).

Matera vista dal Belvedere nei pressi di Palazzo Lanfranchi.

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* Le 90 foto che seguono, scattate il 31 maggio 2015, in occasione di un’altra bella visita a Matera, sono state selezionate tra le 900 fatte durante quella giornata.

** Dedico queste immagini a Valeria Mantarano e Claudia Lenoci, del “Cave – Heritage – Arte Cultura e Turismo” di Matera, che hanno voluto dare lustro a questo mio lavoro con un loro prezioso commento. Presso la loro struttura, all’interno della Chiesa Madonna delle Virtù, ho acquistato il fondamentale Volume dell’Architetto Urbanista Lorenzo Rota, presentato magistralmente dal Prof. Armando Sichenze, Presidente del Comitato Ordinatore della nuova Facoltà di Architettura di Matera.

Matera vista dalla strada di Santeramo.

Il Parco della Scultura “La Palomba”.

Cave di Pietra di Matera, alla periferia nord della città.

Non so se il signore che ci saluta, appena arrivati nei pressi del Palazzo Lanfranchi, sia o meno Salvatore Adduce, Sindaco di Matera. Mi sono accorto della rassomiglianza rivedendo la foto e non al momento dello scatto casuale.

Belvedere dalla terrazzina del Caffè Lanfranchi. Sotto al Campanile del Duomo si scorgono le fortificazioni a sud della Civita (Castelvecchio); la torre semicilindrica si riferisce ad un ampliamento, a quota inferiore, della cinta muraria originaria.

Comincia la passeggiata con Ida, dopo l’acquisto dei cappellini per proteggersi dal caldo sole.

Il cosiddetto Monterrone, con la Chiesa della Madonna dell’Idris e l’attigua Chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone. Nei pressi si trova anche la Chiesa di Santa Lucia alle Malve.

La Chiesa di Santa Maria de Armenis.

Panorama dalla terrazzina prospiciente la Chiesa di Santa Maria de Armenis.

Un Falco grillaio.

Turisti osservano Matera dalla Murgia.

La Chiesa di Santa Lucia alle Malve.

Da un pannello di “Mirabilia s.r.l.”.

L’ingresso alla Chiesa di Santa Lucia alle Malve ed alcune immagini degli affreschi conservati all’interno. Qui portai i miei alunni dell’ITIS “E. Mattei” di Maglie (Lecce) nel lontano 1987 ed è stato molto emozionante rivederli.

Una Campanula versicolor o Campanula pugliese.

Gianni e Ida fotografati da una bella e brava Giapponesina, alla quale ho ricambiato la cortesia fotografica…

La Civita vista dal Monterrone. Oltre al Campanile del Duomo, che svetta sulla città, con il n.1 ho indicato il Palazzo Viceconte, dimora storica dei secc. XVI-XVIII, con il n.2 Palazzo Pomarici, sede del MUSMA e con il n.3 un Belvedere, ora in restauro, nei pressi di Piazza Duomo, oggetto di una mia foto nel 1981.

L’ingresso alla Chiesa della Madonna dell’Idris ed a quella, oggi comunicante, di San Giovanni in Monterrone.

La Chiesa della Madonna dell’idris.

Alcune immagini nella Chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone.

San Pietro Caveoso.

L’Osteria San Pietro, dove siamo stati accolti molto bene e dove si mangia benissimo e si spende pochissimo!

Una Lasagna veramente buona ed una tagliata di vitello lucano.

Il tradizionale pane di Matera e qui sotto i cosiddetti “strazzati”, termine usatissimo anche da noi a Lecce…

Foto ricordo con gli amici Nico (a sin.), Beatrice ed il simpaticissimo titolare, Luciano.

Mille bolle blu ci accolgono all’uscita dal Ristorante.

Una bel lavoro di “B.G. Arte” con la Pietra di Matera, molto simile alla Pietra leccese.

Chiesa di Sant’Agostino e panorama sul Sasso Barisano e sulla sottostante gravina.

Taccole al nido ed in volo.

Chiesa e Campanile di San Pietro Barisano, con alcune immagini dell’interno.

L’ottimo dvd acquistato presso il bookshop della Chiesa, edizioni OLTREL’ARTE, offre un panorama completo sulle Chiese rupestri.

Questo è invece un altro prestigioso volume di grande formato presente nella mia biblioteca: Franco Dell’Aquila e Aldo Messina, “Le Chiese rupestri di Puglia e Basilicata”, fotografia di Nicola Amato & Sergio Leonardi, presentazione di Cosimo Damiano Fonseca, con un contributo di Marina Falla Castelfranchi, Mario Adda Editore, Bari 1998, 280 pp.

Con Ape si può…

Chiesetta lungo il percorso che da Via Fiorentini porta in Piazza Duomo, attraverso i Gradoni S. Antonio.

Cinta muraria e torre Metellana, all’estremità nord della Civita.

La sede della mitica Associazione Culturale “La Scaletta”.

Turisti affacciati al Belvedere dei “Tre Archi”, nei pressi di Piazza Vittorio Veneto.

Campanili della Chiesa di San Francesco.

Fortificazioni prima dell’ingresso in Piazza Duomo.

Dal pannello di “Mirabilia s.r.l.”.

Via Riscatto.

Panorama della Gravina al termine di Via Riscatto.

L’interno del Palazzo Viceconte e stemma nobiliare.

Verso il MUSMA, Museo della Scultura Contemporanea di Matera.

Palazzo Pomarici, sede del MUSMA. Ingresso e ambienti del Museo.

Alcune sculture del Salentino Prof. Aldo Calò si trovano all’interno del MUSMA.

Un nudo di Giacomo Manzù (1953).

Panorama da Palazzo Pomarici verso San Pietro Caveoso.

Nei pressi del Palazzo Viceconte.

Palazzo Lanfranchi, particolare.

Con questa bella immagine fatta al tramonto dal Belvedere nei pressi del Palazzo Lanfranchi, Matera ci saluta.

Panorama da Altamura con le vari catene montuose (a sin. il Massiccio del Pollino).

Nella notte tra il 14 ed il 15 Giugno 2015 è stato eletto Sindaco di Matera l’Avv. Raffaello De Ruggieri, Benemerito dei Beni Culturali e ‘anima’ del Circolo Culturale “La Scaletta” e della Fondazione Zétema: le più importanti Istituzioni Culturali della Città dei Sassi. Il suo curriculum è di alto profilo culturale ed a lui, amico del compianto ed indimenticabile Prof. Dinu Adamesteanu, che mi onorava della sua amicizia, giungano gli auguri più sinceri da Lecce (G.C.).

Foto ricordo della prima specializzanda, Dott.ssa Ida Blattmann D’Amelj, presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia Medievale dell’Università di Lecce (oggi intitolata al compianto Prof. Dinu Adamesteanu) con i Proff. Dinu Adamesteanu, Cosimo Damiano Fonseca, Domenico Novembre e l’Ing. Gianni Carluccio. Foto copyright Ing. Gianni Carluccio, Lecce, 4.8.1986.

* La prima sezione di questo contributo comprende 56 immagini, seguono 135 immagini riprese il 3.5.2015 ed altre 95 del 31.5.2015 per un totale di 286 immagini (G.C.).

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* Mercoledì 23 Settembre 2015, presso il Castello Carlo V di Lecce, ho avuto il piacere di conoscere l’Avv. Raffaello De Ruggieri, Sindaco di Matera, che mi è stato presentato dal comune amico, Dott. Salvatore Bianco, Ispettore della Soprintendenza Archeologica della Basilicata e della Puglia e già Direttore del Museo di Policoro. L’incontro è stato molto cordiale, al Sindaco di Matera ho illustrato il mio sito internet con l’art. su Matera e portato i saluti dell’amica leccese Alexia, che studia Architettura a Matera.

L’incontro con il Sindaco di Matera: da sin. Dott. Salvatore Bianco, Ing. Gianni Carluccio, Avv. Raffaello De Ruggieri.

L’Ing. Gianni Carluccio con il Sindaco di Matera, Avv. Raffaello De Ruggieri.

Il messaggio da Matera di Alexia.

8 pensieri su “Matera, o cara

  1. Ogni volta che vengo a vedere il suo sito c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, qualcosa per cui vale la pena leggere e osservare, qualcosa che parte dal passato e guarda al presente, qualcosa di grande come è lei Ingegnere. Anche se è da poco anzi pochissimo che mi trovo qui a Matera, devo dire che in poche slide è riuscito a raccontare una realtà di Matera che lei ha visto di persona ma che io ancora devo scoprire, e che grazie a lei posso in qualunque momento consultare. Per quanto il mio sapere possa essere limitato rispetto al suo, so che non è facile riuscire a sintetizzare un passato che fa parlare da sempre, ma lei come sempre ce l’ha fatta, e per questo le faccio i miei Complimenti! Sono molto felice che abbia dedicato il sito a me, grazie per questo, ma lo sono ancora di più perché se Matera è diventata Capitale Europea della Cultura per il 2019 in qualche modo lo merita, e lei lo ha dimostrato! Grazie!
    Un abbraccio e da questo momento in poi le prometto che commenterò più spesso!
    Alexia!!!

  2. Dire ‘complimenti ‘ ormai è diventata una cosa scontata. Le sue foto sono delle cartoline di viaggio, sono davvero bellissime e riescono a racchiudere le sensazioni che un luogo può suscitare. Mi fa piacere che dopo tanto tempo sia tornato a visitare la sua cara Matera, spero solo che la prossima volta faccia una visita anche a me per raccontarmi qualche aneddoto che ancora non conosco! La stimo molto per tutto quello che riesce a fare e per l’entusiasmo che ci mette! Grazie ancora per la dedica!
    Alexia.

    • Cara Alexia,

      sono appena rientrato a Lecce da Altamura, altra bella realtà… tra mura peucete, splendida Cattedrale federiciana, Teatro Mercadante e falchi grillai…
      Stavo per fare un salto a Matera, ma non c’è stato molto tempo.
      Ti ringrazio per il bel commento e appena posso ti invio una foto bellissima di un falco grillaio.
      Sono felice anch’io per il lavoro fatto su Matera e soprattutto perché, proprio stamattina, con l’aiuto del mio amico Prof. Aldo Siciliano, ho definitivamente ‘riordinato’ la memoria su quel primo incontro con la dolce, meravigliosa Matera.
      Un abbraccio e buona notte dal tuo amico Ing.
      Gianni Carluccio

  3. Complimenti per l’entusiasmo profuso. Queste foto sono evocative e raccontano frammenti della storia della nostra città in modo critico e attento .
    Grazie per averci fatto visita e per averci parlato della sua esperienza con passione e coinvolgimento.

    Valeria Mantarano e Claudia Lenoci
    (Cave Heritage – Arte Cultura e Turismo | Matera)

    • Carissime,
      sono io che ringrazio voi per questo bel commento. Appena rientro a Lecce pubblicheró qualche altra foto delle 800 fatte ieri… Il libro acquistato presso di voi, Matera storia di una città, di Lorenzo Rota è favoloso e vi ringrazio x avermelo consigliato. Non vedo l’ora di vedere anche il vostro dvd, Matera Civitas Mariae. Un abbraccio, Gianni Carluccio

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