Da “pupo” a Zeus stilita . Singolare storia di una delle più importanti statue bronzee magno greche

Zeus di Ugento - Foto Gianni CarluccioDa  “pupo”  a Zeus stilita . Singolare storia di una delle più importanti statue bronzee magno greche  a 35 anni dalla sua scoperta a Ugento, nel Salento leccese. Lo Zeus stilita di Ugento (inizialmente noto come Poseidon) è una delle più importanti sculture bronzee magnogreche. Datata al 530 a.C. ed attribuita ad artista tarantino, la statua, priva purtroppo del capitello di supporto in pietra calcarea, è esposta in questi mesi in Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della Mostra “I Greci in Occidente”. Venne scoperta in maniera fortuita a Ugento (Lecce) alla fine del 1961, durante uno scavo per lavori edili al centro del paese, in corrispondenza dell’acropoli della antica città messapica cinta da possenti mura di fortificazione (lunghe ben cinque chilometri, alte sei e racchiudenti all’interno una superficie di circa 150 ettari!).

Lo Zeus era nascosto in una cavità del banco roccioso e coperto, quasi a protezione, dal suo capitello decorato da rosette sull’abaco (chi scrive ha avuto la fortuna di scoprirne uno simile in un’altra importante città messapica della Provincia di Lecce: Vaste). Al momento della scoperta, scrive il Soprintendente alle Antichità della Puglia, “i piedi con la base bronzea e la mano sinistra, staccati dal resto del corpo, furono gettati dagli sterratori tra la terra di scarico; il capitello fu spezzato in più parti. …….

E’ merito della N.D. Sofia Nicolazzo Codacci-Pisanelli, allora Presidente dell’Associazione Pro Loco di Ugento – cui la statua fu consegnata dopo la scoperta – di aver fatto setacciare il terreno di scarico recuperando così, oltre alla mano e ai piedi (quello sinistro era ancora congiunto alla base) anche diversi pezzi del capitello in pietra locale, un grappolo d’uva di peltro, alcuni frammenti informi di metallo ossidato. ……. La signora Nicolazzo fece ricomporre la statua da un marmista locale e la consegnò, il 9 novembre 1962, alla Soprintendenza alle Antichità di Taranto per la sua immissione nelle collezioni dello Stato” (N. DEGRASSI, Lo Zeus stilita di Ugento, G. Bretschneider Ed., Roma 1981).

Dal dicembre del 1962 fino al gennaio 1969 la statua fu trasferita a Roma presso l’Istituto Centrale del Restauro tranne un breve periodo, nell’aprile 1963, quando fu riportata per poche settimane a Taranto in occasione della cerimonia di inaugurazione della nuova sistemazione di quel Museo Nazionale alla presenza del Presidente della Repubblica on. Antonio Segni. Dal 1969 lo Zeus fa bella mostra di sé nella Sala degli Ori del Museo tarantino ma sono ancora visibili su di esso e soprattutto sul suo capitello di sostegno i segni della travagliata storia (quella vera) raccontataci da Salvatore Zecca, Ispettore onorario ai monumenti di Ugento, secondo il quale i rinvenitori, che avevano definito “pupo” la statua, non dettero molta importanza alla stessa, anche perchè risultava monca e zoppa, tanto che fu regalata al primo che ne fece richiesta.

 

Pare anche che con il “pupo” abbiano giocato per un paio di mesi alcuni fortunati bambini di Ugento, fino a quando non venne a sapere del ritrovamento la signora Nicolazzo, che per prima ne riconobbe l’importanza. Ci racconta ancora Salvatore Zecca: “Nei primi di febbraio c.a. delineandosi una visita del Presidente della Repubblica On. Segni, il Soprintendente m’informò – previo telegramma – che avrebbe mandato persona di sua fiducia per ritirare il capitello appartenente alla statua. Il 5 febbraio, infatti, il relitto, assai voluminoso e pesante, fu suddiviso in pezzi, per facilitarne il trasporto. Circa all’apparente scempio, nessuna preoccupazione, perchè il tutto sarebbe stato ricostruito dagli abilissimi tecnici di quel Museo”!

 

 

Ed ancora Zecca a proposito di un ipotizzato ritorno della statua ad Ugento: “Il Salento non si valorizza solamente con la promessa di qualche fabbrica ……. ma col far conoscere ai turisti italiani e stranieri le testimonianze vive, palpitanti dei suoi maggiori monumenti dell’antichità” (S. ZECCA, in La Zagaglia, nn. 18 e 20, 1963). Nemmeno una copia della statua è oggi presente a Lecce presso l’importante Museo Archeologico Provinciale (all’interno del quale furono create dal Prof. Minissi le condizioni per ospitarla) né tantomeno a Ugento, presso il Museo Comunale……. Sic transit gloria mundi!

 

Testo e foto dell’Ing. Gianni Carluccio

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