Dioniso e il vino. Storia di un mito

 

* Tutte le immagini appartengono all’Archivio dell’Ing. Gianni Carluccio e ne è vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore.

COMUNICATO STAMPA* 

"Dioniso e il vino, storia di un mito" è il titolo della conferenza che terrà l’ing. Gianni Carluccio presso la Sala Parrocchiale della Chiesa di Sant’Antonio a Fulgenzio, a Lecce, in Via Monte San Michele.
La conferenza è stata organizzata dall’A.N.E.B., Associazione Nazionale Educatori Benemeriti (presieduta dalla Prof.ssa Mirella Caporaletti e della quale l’ing. Carluccio è Socio Onorario) e dall’Associazione Nazionale Carabinieri, Gruppo Benemerite, con il patrocinio della Provincia di Lecce.
Nel corso della conferenza l’ing. Carluccio proietterà 450 immagini relative al mito di Dioniso (soprattutto opere d’arte: sculture, pitture e reperti vascolari), alla viticoltura ed agli stabilimenti vinicoli del territorio salentino, con una rassegna dei principali vini.
Uno dei simboli della conferenza è la nave di Dioniso, che l’ing. Carluccio ha elaborato graficamente in una suggestiva immagine, visibile sul suo sito internet www.giannicarluccio.it dove compare una dettagliata descrizione di quest’opera d’arte dovuta al celebre Exekias attivo tra 550 e 530 a.C. ad Atene.

La kylix di Dioniso (540-530 a.C. da VULCI)

Nella famosa kylix di Dioniso Exekias sfrutta in maniera originale l’intero fondo dell’invaso, lavorato su una lucida copertura color corallo, trasformando il tondo interno in una larga superficie su cui dispiegare la scena principale. Dioniso, dio dell’ispirazione, viene ritratto nel mezzo del suo tranquillo veleggiare verso le coste dell’Attica. I pirati tirreni che avevano rapito la sua nave e progettavano di ridurlo in schiavitù, spaventati dalla metamorfosi dell’albero della nave in vite, si gettano in mare trasformandosi in delfini. La nave assomiglia a quella che si trova sul vaso François, la prua è a forma di testa di cinghiale, la poppa finisce con la testa di un cigno. L’elemento tematico più importante è la salvezza dei pirati, che non vengono condotti a morte ma, trasformati in delfini, sguazzano turbinando intorno alla nave, e l’accompagnano nella rotta. Dioniso, per ispirazione divina, vuole portare ordine in Attica, una regione che, al pari di altre dell’Egeo, ha sofferto la pirateria, il brigantaggio predace e ha conosciuto il caos sociale negli "anni bui". Così il dio plana sereno su un mondo che assurge a nuova vita e si diverte al suo seguito. La lumeggiatura bianca delle vele gonfie nei loro imbrogli polarizza l’attenzione sul vento, che soffia favorevole al suo volere, e lo conduce verso Atene, in quello che più che un viaggio può definirsi un nostos, un ritorno a casa. All’esterno il centro dell’interesse è spostato presso l’area delle anse: le scene figurate che vi si trovano rappresentano due battaglie sul corpo di un guerriero morto. Il corpo riempie lo spazio sotto la maniglia e tre guerrieri combattono per il corpo a fianco delle anse.

 

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