A Ida,
in occasione della Visita Guidata per le Giornate di Primavera del F.A.I.,
con gli studenti del Liceo Classico Virgilio di Lecce

La Prof.ssa Ida Blattmann D’Amelj, docente di Storia dell’Arte, Archeologa Medioevale e delegata F.A.I., con alunne e alunni del Liceo Classico Virgilio di Lecce, in occasione della visita guidata presso il Castello Carlo V (14.3.2014) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Il lato meridionale del Castello Carlo V di Lecce. Si possono notare la Torre Magistra (a sin.), un corpo di fabbrica elevato che fiancheggia la Torre Mozza (a destra) ed in primo piano il Bastione della S. Trinità (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

L’Imperatore Carlo V ritratto dal Tiziano (Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte, 1533 circa) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Lo stemma dell’Imperatore Carlo V, apposto sulla Porta Falsa o del Soccorso del Castello di Lecce, con in basso l’iscrizione, parzialmente ripresa dai classici latini (Plinio il Vecchio), che così leggo e riporto: “INTER UTRUMQ(UE) SOLEM ANTIPODUM OCCASUM / EXORIENTEMQ(UE) NOSTRUM SUB PEDIBUS O(M)NIA REGIT” (Il significato sintetico è che Carlo V regge sotto il suo imperio ogni cosa, da oriente a occidente) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

* Tutte le immagini appartengono all’Archivio dell’Ing. Gianni Carluccio e ne è vietato l’utilizzo senza il consenso dell’Autore.

Stemmi riferibili all’Imperatore Carlo V presenti nella Città di Lecce.
Il primo è riferibile alla Porta Reale o Porta Napoli, il secondo ed il terzo sono presenti nel Castello Carlo V (sulla Porta Falsa e su un terrazzo, di fronte all’ingresso nel cortile); l’ultimo presso la Torre del Parco (differisce leggermente dagli altri: un giglio invece di quattro nelle armi di Borgogna Antica).
* Per la Torre del Parco si veda comunque: Gianni Carluccio (a cura di), “Torre del Parco, Lecce 25-26 Marzo 2006”, Lecce 2006; fascicolo pubblicato dalla ditta “Clausura” in occasione dell’apertura della Torre con il F.A.I. (copyright Ing. Gianni Carluccio).

Lecce, Porta Reale o Porta Napoli realizzata, assieme alle mura di Lecce, da Gian Giacomo dell’Acaya, “Regio Ingegnere militare dell’Imperatore Carlo V”, quando era Preside di Terra d’Otranto, Ferrante Loffredo (1548).

Lecce, Porta Reale o Arco di Trionfo, oggi detta Porta Napoli (sul luogo della precedente Porta San Giusto). Stemma di Carlo V, con iscrizione di Ferrante Loffredo (1548).

Lecce, iscrizione nei pressi della Porta Reale (murata sulla facciata laterale della Chiesa di S. Maria della Porta), con riferimento a Carlo V, Ferrante Loffredo e probabilmente ai lavori di ristrutturazione del Parco (“hortis instructis”) alla metà del ‘500 (per questo e altro sulla Città e sul Castello Carlo V, si veda il fondamentale Volume di Marcello Fagiolo e Vincenzo Cazzato: “LECCE”, nell’ambito della Collana “Le città nella storia d’Italia”, Editori Laterza 1984) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Lecce, Torre del Parco. Stemma riferibile a Carlo V. Da notare che l’aquila non è più bicipite, ma a una sola testa (osservazione dell’Arch. Sergio Suppressa, con il quale ho condiviso il lavoro sulla Torre del Parco). Secondo le fonti questo stemma potrebbe riferirsi all’epoca di Ferrante Caracciolo (1582), che “risistemò” la porta d’accesso al “Parco”, regnante Filippo II, figlio di Carlo V.

Le Mura ed il Castello di Lecce (“Lecchie”), realizzate dall’ingegnere militare del regno, Gian Giacomo dell’Acaya (1539-49), in un disegno a china acquerellata della fine del ‘500 (Napoli, Biblioteca Nazionale), pubblicato dal Prof. Vincenzo Cazzato nel prestigioso Volume: La Provincia di Lecce, 4, 1989 (Cortesia Dott. Lorenzo Capone Editore).
* La lunghezza delle mura cinquecentesche, compresa la parte del Castello esterna alle mura, era di km 4,400, come risulta da una mia misurazione pubblicata dal Dott. Giacomo Mazzeo nel suo saggio “Dalla città medievale a quella barocca: Lecce come alia Neapolis”, in “Vescovi e Città nell’Epoca Barocca”, Atti Conv. Int. di Studi Lecce 26-28 settembre 1991, Galatina 1996.

Carta di Piri Reis con l’immagine di alcuni castelli del leccese (1525); cortesia Editore Dott. Lorenzo Capone. Le indicazioni dei nomi in italiano sono state da me aggiunte, grazie alla traduzione del compianto Prof. Vito Salierno.

Pianta e sezioni del Castello Carlo V presenti sul pannello didattico all’ingresso del Castello.

La Pianta del Piano terra del castello Carlo V di Lecce.

La Relazione storico-artistica sul Castello Carlo V del Dott. Giovanni Giangreco.

L’Ing. Gianni Carluccio tra il Dott. Giovanni Giangreco e l’Arch. Antonio Bramato.

Il Castello di Acaja “rinnovato” nel 1506 da Alfonso Acaya, padre di Gian Giacomo, che lo ristruttura “alla moderna” nel 1535 (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

La Porta del Borgo fortificato di Acaya, forse inizialmente dedicata a Carlo V, venne consacrata a S. Oronzo nel 1792. A destra epigrafe e stemma di Gian Giacomo Acaya (1535); in alto lo stemma di Filippo III (nipote di Carlo V), con sottostante iscrizione di Alessandro de’ Monti (1610; lo stemma di quest’ultimo è nel sottarco); a sinistra epigrafe e stemma di Andrea Vernazza, con la dedica al patrono S. Oronzo (1792) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Rilievo e relazione storico-artistica del Dott. Giovanni Giangreco, dal pannello didattico relativo al Borgo fortificato di Acaya.

Iscrizione e stemma degli Acaya presente sulla Torre circolare di sud-ovest. In alto si legge il motto della Famiglia Acaya: “TEMPUS AGIT RES” (Il tempo muove le cose); in basso si legge il nome di Alfonso e, probabilmente, la data “MCCCCC” (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Castello di Acaya. Torre di nord-est con l’epigrafe del 1506, pertinente ad Alfonso Acaya.

Stemma e iscrizione di Alfonso degli “Achaya”, padre di Gian Giacomo (1506) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

La cosiddetta “Sala ennagonale”, all’interno della Torre di NE (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Particolare del fregio con l’ipotetica raffigurazione (secondo una mia ipotesi dovuta alle iniziali “A. I.”) del Re di Napoli Alfonso d’Aragona e di sua moglie Ippolita Maria Sforza (1494-95) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).
N.B.: Se la “A” se riferisse ad Alfonso Acaya, l’iniziale “I” non coinciderebbe con quella di sua moglie, Maria Francone.

Una delle finestre della “Sala ennagonale”, nell’ambito della quale sono presenti alcuni graffiti, uno dei quali scritto dalla “guardia Angelo” (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

L’Ing. Gianni Carluccio illustra al Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Lecce, Francesco Canestrini, la scoperta di alcuni graffiti all’interno della “Sala ennagonale” (Torre circolare di nord-est) e la sua ipotesi di attribuzione dei due personaggi raffigurati all’interno (Re Alfonso d’Aragona con la moglie Ippolita); di spalle la Dott. Caterina Ragusa e l’Arch. Antonio Bramato (foto copyright Archivio Carluccio).

Le iscrizioni che documentano l’opera di Gian Giacomo dell’Acaya nel “suo” borgo, sotto l’Impero di Carlo V (1535-36) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Lo Stemma dell’Imperatore Carlo V dipinto sul soffitto della grande Sala quadrata del Castello di Acaya (Bastione di sud-est) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Uno stemma relativo al nipote di Carlo V, Filippo III (1598-1621), sormonta la Porta, oggi detta di Sant’Oronzo, che consente l’accesso al borgo fortificato di Acaya; l’iscrizione sottostante è relativa ad Alessandro De Monti (1610) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Particolare della struttura della Porta del Borgo di Acaya, con lo stemma di Alessandro de’ Monti.

Lo stemma di Alessandro de’ Monti.

Questa incisione (colorata in occasione della pubblicazione sul frontespizio di un Volume degli Editori Laterza) che si trova sul frontespizio delloPsalterium Liciense (Venezia, 1526), rappresenta la più antica immagine conosciuta della Città di Lecce e illustra la città medioevale, con in primo piano le mura merlate e le due torri del Castello e con al centro la vecchia fabbrica duecentesca del Duomo, con il campanile che riceve il tocco protettivo di S. Irene. Questa fabbrica, ricostruita dopo il crollo avvenuto intorno al 1230, rimase poi in piedi fino alla riedificazione voluta dal Vescovo Pappacoda (1659) (possiamo vedere questa vecchia fabbrica del duomo anche in una famosa incisione di Pompeo Renzi, pubblicata dall’Infantino nella sua “Lecce Sacra” del 1634); unici resti di questa Cattedrale medioevale sono due leoni stilofori conservati presso il Museo Provinciale di Lecce (dall’ottimo contributo della Prof.ssa Adriana Pepe, La cultura architettonica fra età normanna e aragonese, in “Storia di Lecce, dai bizantini agli aragonesi”, a cura di Benedetto Vetere, Editori Laterza, Bari Novembre 1993).

Lecce, veduta aerea dell’area circostante il Castello Carlo V (foto G. Guido, 1962 circa, Coll. Ing. Gianni Carluccio, copyright). Si notino la tettoia del mercato coperto, addossata alla parete sud del castello; il mercatino di Piazza Trecentomila (dal 1962 in poi) e Chiesa e Convento di S. Maria del Tempio (demoliti purtroppo nel 1971), che erano situati nell’attuale Piazza Tito Schipa (nella foto in alto al centro e a destra).

La copertina del Volume scritto dagli Architetti A. Cappello, R. Palasciano e F. Rizzo, “Valore e significato di un’area. Indagine sulla Caserma O. Massa”, Edizioni Milella, Lecce 1981. A fianco una parte del chiostro del Convento di S. maria del Tempio prima della demolizione del 1971.

In questa immagine è fermato l’inizio della demolizione di quella che era semplicemente considerata la “Caserma Massa”… Siamo nel 1971 !

Il Castello di Lecce visto dal Campanile del Duomo (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Il Castello di Lecce visto da Sud (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Lecce, Castello Carlo V. Pianta con l’individuazione delle porte d’ingresso e la nomenclatura del bastioni dovuta all’Arch. Mario Cazzato

Lecce, Castello Carlo V. Sezione dell’ala est (rilievo dell’Arch. Bruno Pezzuto, in Storia di Lecce, dai Bizantini agli Aragonesi, a cura di Benedetto Vetere, Ed. Laterza, Bari 1993, p 642).

L’ingresso al Castello Carlo V di Lecce dalla Porta Reale. Sulla destra l’ambiente che in origine era destinato al corpo di guardia; sulla sinistra l’accesso al cortile esterno ed al Bastione S. Trinità.

GRAZIE !!!

L’accesso alla zona filtro, con ai lati le due bocche da fuoco.

L’arco di passaggio che dall’ingresso principale (adeguatamente protetto da bocche di fuoco, oltre che dal corpo di guardia) conduce ad una zona filtro rettangolare che, tramite un percorso “a baionetta” (per ragioni difensive) immette da un lato al cortile centrale del Castello e dall’altro agli ambienti superiori cinquecenteschi, dimora del Castellano, realizzati da Gian Giacomo dell’Acaja.

La zona filtro, nei pressi dell’ingresso, consente l’accesso, tramite una scala a chiocciola, al piano superiore (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

La scala a chiocciola che conduce al piano superiore.

Quest’altra immagine consente di osservare esattamente la collocazione dello stemma della Famiglia Reale “Castiglia-Leon”.

Lo stemma sulla sommità di questo importante ambiente è stato riconosciuto come appartenente alla Famiglia Reale “Castiglia-Leon” da parte del Prof. Luigiantonio Montefusco (“Lecce Nobilissima”, con documentazione fotografica di Pierluigi Bolognini, Ed del Grifo, Lecce 1998), il quale osserva inoltre che dalla posizione dello stemma si può facilmente arguire che l’accesso al Castello non dovesse essere quello attuale. Altre ipotesi di lettura portano a Scipione De Summa, Preside della Provincia (1532-1542) (Roberto Costanzo, “Araldica Castellana”, in “Il Castello Carlo V – tracce, memorie, protagonisti”, Congedo Editore, Galatina 2014) e a De Summa – Monforte (Fabio A. Grasso, “Il Castello di Lecce, l’arte di costruire la città”, in Spagine, Periodico Culturale dell’Associazione Fondo Verri, Lecce, 11.1.2014). Ricordiamo che uno stemma forse appartenente a Scipione de Summa, oggi irriconoscibile, fu identificato sulla porta d’accesso al Ninfeo delle Fate dal prof. Tummarello (“Il Ninféo delle Fate in Lecce”, in “Fede”, 1925) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Il portale d’accesso al Ninfeo delle Fate. L’iscrizione in pietra leccese, sorretta da due putti, recitava: “NIMPHIS ET…. POMO….”. Si tratta della dedica alle ninfe ed a Pomona (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Particolare della foto precedente. Mentre si riesce a leggere la parte iniziale dell’iscrizione “NIMPH..”; i due stemmi sembrerebbero ormai irriconoscibili.

Lo scritto del Prof. F. Tummarello, con la descrizione di uno dei due scudi (due torri e un leone rampante), che in seguito ha fatto pensare a Scipione De Summa (A. Foscarini, “Guida Storico Artistica di Lecce”, Lecce 1929, pp. 165-167)
* Dalla Tesi di Laurea Magistrale in Storia dell’Architettura Moderna e Contemporanea: “I Ninfei Rinascimentali tra Architettura e Natura: Echi Salentini” della Dott.ssa Elena Carluccio; Università del Salento, Facoltà di Lettere, Filosofia, Lingue e Beni Culturali; Corso di Laurea in Storia dell’Arte; Relatore: Chiar.mo Prof. Vincenzo Cazzato, Correlatore: Chiar.ma Prof.ssa Regina Poso).

Lecce, Castello Carlo V. Il cortile interno con in primo piano gli scavi dell’Università del Salento ed alle spalle la Chiesa di S. Barbara (intitolata all’Immacolata); in alto lo stemma dei Loffredo.

Lo stemma del Vicerè Ferrante Loffredo.

Gli scavi condotti dal Prof. Paul Arthur, Direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università del Salento e dalla Dott.ssa Marisa Tinelli, all’interno della Chiesa di S. Barbara, hanno messo in luce il muro di perimetrazione del Castello medioevale e l’antico accesso dalla città (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Gli scavi condotti dall’Università del Salento all’interno del cortile del Castello; i due muri paralleli più lunghi risalgono al XIII sec.; sulla destra, invece, indicato con un asterisco, un muro di età normanna (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Lecce, Castello Carlo V. La Torre Magistra di età angioina, in alto lo stemma appartenente a Juan de Zuniga y Avellaneda, Viceré di Napoli alla fine del ‘500, al quale si deve la sopraelevazione della torre nel 1597 (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Torre Magistra, il percorso della scala a chiocciola.

La parte superiore della Torre Magistra.

Lo stemma del Vicerè Juan Lopez de Zuniga.

La parete orientale della Torre Magistra. In basso gli “oculi” della Cappella sottostante.

La parete settentrionale della Torre Magistra.

Lecce, Castello Carlo V. La Sala al primo piano della Torre Magistra (o Mastio), con volta a crociera in stile gotico, sorretta da costoloni a mandorla, risale al tempo degli angioini (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Sulla parete orientale si notano tre lunghe iscrizioni relative al 1690 (al tempo del Re Carlo II), quando la sede del Tribunale della Regia Udienza fu trasferita nel Castello (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Particolare di una delle iscrizioni.

Nel corridoio di collegamento tra il settore orientale del Castello ed il suo cortile, ai piedi della Torre Magistra, si aprono due porticine che portano al seminterrato, dov’è presente la Cappella intitolata alla Vergine di Costantinopoli.

Il vano sottostante la Torre Magistra, adibito nel settore orientale a Cappella intitolata alla Vergine di Costantinopoli (oggi di San Francesco). Nell’ambito della chiesa sono presenti tre affreschi, inclusi in tre medaglioni, raffiguranti S. Francesco di Paola, S. Teresa e S. Oronzo (visibile nella foto) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio, 12.1.2002).

L’altare tardo-barocco della chiesa della Madonna di Costantinopoli; sulla parete orientale le due finestre circolari (“oculi”).

Negli altri due vani sottostanti la grande Sala posta al primo piano della Torre Magistra, si notano una scala a chiocciola, che porta ai piani superiori e, verso l’alto, due grandi camini, forse adibiti al riscaldamento del vano superiore (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Le strutture di fondazione della Torre Magistra (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

In uno dei vani al piano terra tra le due torri angioine, si può forse riconoscere una piccola cappella. Da notare che nel vano è presente un piccolo vano ipogeo (osservazioni dell’Arch. Antonio Bramato) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio, 12.1.2002).

Lo scalone d’accesso al piano nobile.

Una serie di sale, spesso adibite a mostre temporanee, conducono alla grande Sala della Torre Magistra.

Il portale cinquecentesco che introduce al Sala oggi detta di Maria d’Enghien.

Il Salone del Cortiglio o Sala del Trono, oggi detto di Maria d’Enghien, opera di Gian Giacomo dell’Acaja (prima metà del ‘500) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Lo stemma del Viceré Pietro di Toledo, con raffigurate le Armi Alvarez de Toledo – Osorio, apposto sulla sommità del Salone del Cortiglio (1533 circa). Le bandierine intorno allo scudo rappresentano le famiglie apparentate con il Viceré e con sua moglie Maria Osorio (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Due delle mensole che reggono la volta del Salone Maria d’Enghien.

Lecce, Castello Carlo V. La Sala al primo piano della Torre Mozza di età angioina; i costoloni a mandorla della volta a crociera poggiano su quattro capitelli variamente figurati (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

L’Ing. Gianni Carluccio con alcune allieve di un corso di formazione nella Sala al primo piano della Torre Mozza; alle spalle l’oratorio dei castellani di epoca barocca (foto copyright Archivio Carluccio, 10.3.2008).

Particolare dell’affresco seicentesco, rappresentante la Pietà; ai lati le figure di due Santi monaci (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

La parete meridionale della Sala.

La parete occidentale della Sala, in collegamento con il Salone del Cortiglio.

Uno dei capitelli medioevali presenti nella Sala al primo piano della Torre Mozza risale probabilmente all’epoca di Gualtieri VI di Brienne (1302-1356), Conte di Lecce e Duca d’Atene. Sono raffigurate due figure femminili azzannate da leoni, con al centro elaborate foglie d’acanto (foto Ing. Gianni Carluccio).
* Il predecessore di Gualtieri VI, Ugo di Brienne, che aveva ottenuto la Contea da Carlo I, dopo aver espugnato Lecce nel 1269, si preoccupò di restaurarne prontamente le mura.

Uno degli altri capitelli con due figure maschili, una delle quali coronata (potrebbe trattarsi di un re angioino, forse Gualtieri VI di Brienne); alle sue spalle un rapace, forse un’aquila (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

La parete orientale della Sala della Torre Mozza con una caratteristica finestra-sedile e, sulla destra, un camino.

Un particolare della finestra-sedile.

Uno dei tanti graffiti presenti all’interno della Sala della Torre Mozza (parete nord), relativa ad un certo “Leonardus Castaldus” di Marigliano (1480) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).
* Questo graffito è stato pubblicato nel mio saggio “Messaggi dal passato” in AA.VV., “un’idea di Salento”, Ed. del Grifo, Lecce 2007, p. 100.

I vani sottostanti la Torre Mozza, adibiti a prigione (foto copyright Ing. Gianni Carluccio, 12.1.2002).

Graffiti su uno dei pilastri del vano sottostante la Torre Mozza. In questo carcere fu rinchiuso il costruttore del Castello cinquecentesco, Gian Giacomo dell’Acaja, per una “garanzia” ad un debito non pagato da parte di un mercante (1570) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Uno dei tanti graffiti presenti all’interno della Sala della Torre Mozza (parete nord), relativa ad un certo “Leonardus Castaldus” di Marigliano (1480) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).
* Questo graffito è stato pubblicato nel mio saggio “Messaggi dal passato” in AA.VV., “un’idea di Salento”, Ed. del Grifo, Lecce 2007, p. 100.

In questo graffito potrebbe essere rappresentata la vecchia Chiesa di Santa Croce, situata in origine nei pressi dell’attuale omonimo bastione (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

* Ricordiamo che Gualtieri VI di Brienne nel suo testamento del 1347 parla di un complesso monastico dei Celestini, in una piazza presso la Chiesa di S. Croce (area a est della città, nei pressi delle mura); questo complesso monastico venne demolito in occasione della ricostruzione del Castello alla metà del ‘500 e costruito nel sito attuale, a partire dal 1549. Nella vecchia Chiesa medioevale di S. Croce era conservato il corpo della Regina Maria d’Enghien, che venne poi trasferito nella nuova Chiesa di S. Croce, dove fu elevato un monumento in suo onore, poi disperso in occasione dell’apertura della porta che dalla Chiesa immette nel Chiostro (Le considerazioni finali si debbono al Prof. Luigiantonio Montefusco).
** Questo graffito è stato pubblicato nel mio saggio “Messaggi dal passato” in AA.VV., “un’idea di Salento”, Ed. del Grifo, Lecce 2007, p. 100.

Il cortile interno del Castello con lo scalone d’accesso al piano superiore (di fronte a sin.); sulla destra la porta al centro consente l’accesso alle cucine, quella a fianco, con grata metallica, al vano-cisterna ipogeo (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Il vano adibito a cucina (foto copyright Ing. Gianni Carluccio, 26.12.2009).

Il forno nel vano cucina (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Un graffito a carattere religioso (rappresenta la Crocifissione) presente nei pressi del vano cucina (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Un graffito risalente al 1568, presente nei pressi del vano cucina (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Il vano ipogeo con pozzo e cisterna è ubicato in corrispondenza della Sala del Trono o di Maria d’Enghien (foto copyright Ing. Gianni Carluccio, 7.8.2006).

L’iscrizione relativa al Principe Giovanni Antonio Orsini del Balzo, ritrovata in pezzi nell’ambito del vano ipogeo, rappresenta probabilmente un caso didamnatio memoriae ? (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).
* Questa iscrizione è sta da me pubblicata, per la prima volta (con il consenso dell’Arch. Antonio Bramato), in un fascicolo sulla Torre del Parco, distribuito in occasione della sua apertura al pubblico con il F.A.I. (primavera 2006).

Alcuni reperti ceramici rinvenuti nella cisterna del vano ipogeo. Al centro si riconosce una ciotola invetriata policroma con volatile, databile alla seconda metà del sec. XIII (foto copyright Ing. Gianni Carluccio, 12.1.2002).

Alcuni reperti ceramici provenienti dal vano ipogeo con stemmi araldici: Orsini (XIV sec.), Enghien-Brienne (fine XIV sec.) e Alvarez de Toledo (XVI sec.) (Catalogo della Dott.ssa Marisa Tinelli).

Lecce, Castello Carlo V. Il portico medioevale, sul lato settentrionale del cortile interno del Castello, rappresenta l’ingresso al Museo della Cartapesta (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

La Chiesa di S. Barbara ed il porticato settentrionale.

Il Museo della Cartapesta situato in un seminterrato del Castello (settore settentrionale), dove erano le scuderie (foto copyright Ing. Gianni Carluccio, 31.1.2012).

Il suggestivo portico medioevale nel settore settentrionale del Castello (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

L’Editore Dott. Lorenzo Capone con l’Ing. Gianni Carluccio ed il Prof. Luigiantonio Montefusco con la Responsabile di una Mostra curata dall’Archivio di Stato di Lecce (foto copyright Archivio Carluccio, 18.4.2009).

Concessione nel 1536, da parte dell’Imperatore Carlo V, del titolo di cavaliere e dello stemma nobiliare al capitano Alfonso Mosco di Lecce (Archivio di Stato di Lecce) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Particolare dell’insegna di Carlo V (Archivio di Stato di Lecce) (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Luigiantonio Montefusco, Gianni Carluccio e Lorenzo Capone su un terrazzo del Castello, nei pressi degli stemmi dell’Imperatore Carlo V e del Viceré Pedro de Toledo (foto Archivio Carluccio).

Lo stemma dell’imperatore Carlo V sulle terrazze del Castello di Lecce (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

L’uscita dall’ingresso del Castello sul cortile esterno meridionale è sormontata da uno stemma poco leggibile (vedi il particolare sotto).

Questo interessante elemento in pietra leccese fa pensare alle scuderie del Castello.

Il percorso lungo il lato meridionale del Castello.

I lati meridionale e orientale del Castello. All’estrema destra la Torre Mozza.

Il vano nell’angolo sud-orientale del Castello (confinante a nord con la Torre Mozza) mostra segni del rimaneggiamento operato da Gian Giacomo dell’Acaja.

Particolare decorativo di una delle finestre cinquecentesche.

Il lato orientale del Castello.

La cornice marcapiano opera di Gian Giacomo dell’Acaja (a sin.), si arresta in prossimità della Torre Mozza (parete orientale del Castello).

La rampa che conduce alla parte alta delle fortificazioni (settore meridionale) di Gian Giacomo dell’Acaja.

Panorama dalle terrazze del Castello Carlo V di Lecce. Sulla sinistra la copertura del Teatro Politeama Greco.

Nei pressi del Bastione della S. Trinità sono presenti due stemmi oramai poco leggibili, che riportiamo qui sotto in grande.

Lo stemma più in alto dovrebbe essere del Viceré Pedro de Toledo; quello più in basso, su indicazione del Prof. Luigiantonio Montefusco, potrebbe riferirsi a Carlo V, ipotizzando un “Toson d’oro” nell’appendice sottostante allo scudo.

Questo stemma, simile a quello presente sulla volta della zona filtro all’ingresso del Castello, è posto presso il Bastione di S. Martino. Il Prof. Luigiantonio Montefusco sostiene trattarsi dello stemma di Carlo V, quando non era ancora Imperatore (1514-1519).

Questi due stemmi poco leggibili sono posti presso il Bastione di S. Croce.

Lo stemma più in alto dovrebbe appartenere ancora una volta al Viceré don Pedro de Toledo.

Quest’ultimo stemma è stato ritrovato all’interno di una muratura cinquecentesca. Secondo il Prof. Luigiantonio Montefusco si tratta di un ulteriore stemma di S.M.I. Carlo V.

La rampa di accesso alle gallerie sotterranee.

I primi visitatori “ufficiali” appena entrati gallerie sotterranee.

Una delle gallerie sotterranee del Castello Carlo V di Lecce, in corrispondenza del corridoio sud. Queste gallerie occupano il fossato del castello medioevale, che comunque era meno largo (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Due dei pannelli didattici presenti nelle gallerie sotterranee e realizzati in occasione della Mostra.

La struttura portante delle gallerie sotterranee.

La parte occidentale della galleria meridionale.

La parte orientale della galleria meridionale. Sulla destra la parte sotterranea in corrispondenza del bastione di S. Giacomo, che vediamo qui sotto.

La galleria orientale in fase di scavo.

* Desidero esprimere un ringraziamento particolare agli amici: Dott. Arch. Antonio Bramato, per lunghi anni Direttore dei Lavori presso il Castello Carlo V; Prof. Paul Arthur, Responsabile degli scavi archeologici assieme alla Dott.ssa Marisa Tinelli; Arch. Mario Cazzato; Prof. Luigiantonio Montefusco; Sig. Franco Miccoli, guida costante nei sopralluoghi, con un pensiero particolare a mia madre, Silvana Schipa, scomparsa un anno fa, il 17 Marzo 2013. Ciao mamma…

Uno dei primi autorevoli lavori sui “Castelli Pugliesi” dell’Ing. Gennaro Bacile di Castiglione, Roma 1927 (Rist. An. Ed. A. Forni, 2005) (Coll. Ing. Gianni Carluccio).

Il Volume “Castelli, torri ed opere fortificate di Puglia”, a cura di Raffaele De Vita, Adda Editore, Bari 1974 (2a Ed. 1982), contiene anche due interessanti articoli dei Proff. Arch. Enzo Minchilli (“Le cinte fortificate dei centri urbani”) e Ing. Achille Petrignani (“Aspetti funzionali ed urbanistici dell’architettura militare”) (Coll. Ing. Gianni Carluccio).

Il fondamentale Volume “Lecce” di Marcello Fagiolo e Vincenzo Cazzato, Editori Laterza 1984. Da questo Volume non si può prescindere per qualsiasi studio su Lecce.

La nuova edizione del Volume di V. Cazzato e M. Fagiolo dal titolo: “Lecce architettura e storia urbana” edito da M. Congedo, Galatina 2013.

L’interessante Volume di Vittorio Zacchino (Orantes Edizioni, Lecce Aprile 1993, la prima ed. risale al 1974, Messapica Ed.), contiene tra l’altro l’elenco delle Manifestazioni tenutesi nei locali del Castello Carlo V tra l’Aprile 1983 e l’Aprile 1993.

Il fondamentale Volume degli Editori Laterza, Storia di Lecce dai bizantini agli aragonesi, a cura di Benedetto Vetere, Bari Novembre 1993.

Il contributo di Fabio A. Grassi, “Il castello di Lecce. L’arte di costruire la città”, in Spagine, Periodico culturale dell’Associazione Fondo Verri, Lecce sabato 11 gennaio 2014 (erroneamente è segnato in copertina 2013). Questa pubblicazione contiene sei appendici con la trascrizione di interessanti documenti conservati presso l’Archivio della Curia Arcivescovile (1) e l’Archivio di Stato di Lecce (5).

L’importante Catalogo della Mostra “Il Castello Carlo V – tracce, memorie, protagonisti” curato da Francesco Canestrini e Giovanna Cacudi, voluto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Congedo Editore, Galatina 2014.

Pianta cinquecentesca del Castello di Lecce (Madrid, Biblioteca del Palazzo Reale), dal Volume sopra citato.

Lecce, Castello Carlo V. La Sala Maria d’Enghien in occasione dell’Inaugurazione della Mostra “Il Castello Carlo V. Tracce, memorie, protagonisti”, Sabato 11 Gennaio 2014, ore 17 (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Foto ricordo nella Sala della Torre Magistra con il Soprintendente Francesco Canestrini (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Il Prof. Paul Arthur dell’Università del Salento, Direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia Medioevale e Vice-Capo Delegazione F.A.I. di Lecce con l’amico Ing. Gianni Carluccio (foto Archivio Carluccio).

La Dott.ssa Marisa Tinelli (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

L’Architetto Giovanna Cacudi, Responsabile della Sede leccese della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesistici, con l’Arch. Mario Cazzato (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Gli architetti Mario, Vincenzo e Corrado Cazzato con l’Ing. Gianni Carluccio (copyright Archivio Carluccio).

L’Arch. Antonio Bramato con l’amico Ing. Gianni Carluccio, in occasione di una sua Mostra presso il Castello Carlo V (foto Archivio Carluccio, 31 Gennaio 2012).

L’ing. Gianni Carluccio con il Sig. Franco Miccoli, eccezionale e bravissimo “custode” del Castello Carlo V.

Lecce, Sabato 22 Marzo 2014, ore 15.30. Il F.A.I. apre il Castello Carlo V.

La Porta Reale del Castello Carlo V di Lecce.

Il Sig. Franco Miccoli, Custode del Castello per conto del Comune di Lecce, apre ai visitatori.

Alcune studentesse del Liceo Scientifico Cosimo De Giorgi di Lecce aspettano i visitatori all’ingresso del Castello.

Inizia l’affluenza dei visitatori…

Inizia la prima parte della visita, attraverso la Cappella di S. Barbara, con la visita agli scavi archeologici.

La Prof.ssa Luisa Cerundolo del Liceo De Giorgi con una sua allieva.

Foto-ricordo tra colleghi.

Tre bellissimi gemellini sostenitori del F.A.I.

Inizia la visita alle gallerie sotterranee.

Tre studentesse del Liceo De Giorgi con il loro docente, nei pressi del Bastione di S. Giacomo.

I visitatori accompagnati dalle studentesse escono soddisfatti dopo la visita alle gallerie sotterranee.

La Capo Delegazione della sezione leccese del F.A.I., Prof.ssa Rossella Galante Arditi di Castelvetere con l’Ing. Gianni Carluccio, nelle vesti di fotografo ufficiale del F.A.I. e le volontarie del F.A.I. Marika Muci (a sin.) e Daniela Longo.

Fabio Ippolito, delegato F.A.I., Rossella Galante e Gianni Carluccio.

Il contributo volontario aiuta il Fondo per l’Ambiente Italiano.

L’Ing. Gianni Carluccio con il Marchese Dott. Giovanni Arditi di Castelvetere.

Si chiude, grazie ragazze siete state bravissime!

L’ultima visita guidata, fuori orario…

La Capo Delegazione del F.A.I., Prof.ssa Rossella Galante, ringrazia il Sig. Franco Miccoli, sempre gentilissimo e bravissimo.

Si chiude! A domani, Domenica 23 Marzo 2014 – ore 10, con le alunne e gli alunni del Liceo Classico Virgilio, guidati dalla Prof.ssa Ida Blattmann D’Amelj, Delegata F.A.I., Storica dell’Arte e Archeologa Medioevale.

L’ultimo ad “abbandonare” il Castello è il Sig. Franco Miccoli.

GRAZIE FRANCO e grazie agli Amministratori del Comune di Lecce, alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto ed all’Università del Salento per la preziosa collaborazione.
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Domenica 23 Marzo 2014 – ore 10, il Castello Carlo V riapre con gli “Apprendisti Ciceroni” del Liceo Classico Virgilio di Lecce, guidati dalla Prof.ssa Ida Blattmann D’Amelj. L’Ing. Gianni Carluccio sistema il logo del F.A.I.

All’apertura del Castello è già presente un pubblico numeroso.

La Prof.ssa Ida Blattmann D’Amelj con allieve e allievi del Liceo Classico Virgilio di Lecce.

Si prepara il banchetto del F.A.I.

Iniziano le Visite Guidate dagli Apprendisti Ciceroni.

Un gruppo di visitatori guidato da due studentesse sotto la Torre Magistra.

La visita al grande Salone cinquecentesco oggi denominato “Maria d’Enghien”.

Alle ore 16 c’è già una lunghissima fila nei pressi del Castello Carlo V di Lecce (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Un folto pubblico ha “assediato” il Castello fino alle ore 20.15, tanto che è stato richiesto l’intervento della “Protezione Civile”; tutti comunque hanno avuto libero accesso, anche se le ultime visite sono state solo di accompagnamento per consentire l’ingresso a tutti i visitatori.

Si organizzano le Visite Guidate.

La sala d’ingresso del Castello consente l’accesso, oltre che al cortile interno anche alla Chiesa di Santa Barbara (attraverso una porta laterale), ove sono presenti gli scavi archeologici.

Il cortile del Castello con la Torre Magistra ed in primo piano gli scavi archeologici.

Il pannello didattico che illustra gli scavi diretti dal Prof. Paul Arthur dell’Università del Salento.

La Sala Angioina, al primo piano della Torre Mozza.

Dopo aver ammirato il piano nobile del Castello e dopo aver visitato una sala con le vetrine contenenti i reperti archeologici medioevali rinvenuti durante gli scavi, gli ospiti vengono accompagnati fino alle gallerie sotterranee.

Un lungo corridoio, sul lato meridionale del Castello, viene percorso dai visitatori fino all’ingresso alle gallerie sotterranee.

Una suggestiva immagine del lato sud-orientale del Castello.

L’ingresso alle Gallerie sotterranee.

Un gruppo di visitatori nelle Gallerie meridionali del Castello.

Foto-ricordo nelle Gallerie sotterranee del Castello…

La Galleria sotto il Bastione di San Giacomo.

Un gruppo di visitatori, accompagnati dalle brave studentesse del Liceo Virgilio, all’uscita dalle Gallerie sotterranee.

Gli ultimi visitatori lasciano soddisfatti il Castello.

Anche per gli Apprendisti Ciceroni arriva il momento del riposo…

A conclusione di due giorni faticosissimi, si rimuove il logo del F.A.I. Grazie al Sig. Franco Miccoli.

Il Castello chiude… Grazie per l’attenzione!

Ed ora alcune immagini del complesso monumentale SS. Niccolò e Cataldo – Monastero degli Olivetani, visite guidate a cura degli “Apprendisti Ciceroni” del Liceo Scientifico “Cosimo De Giorgi” di Lecce, guidati dai Proff. Erminia Aprile e Francesco Guido.

L’interno della Chiesa dei SS. Niccolò e Cataldo.

La sagrestia della Chiesa.

Una studentessa del Liceo De Giorgi nel corso della visita guidata all’interno della Chiesa.

Il chiostro degli Olivetani con il caratteristico pozzo monumentale, opera del Riccardi.

Ed ora le ultime immagini dedicate alla Visita presso l’l.I.S.S. “O.G. Costa” di Lecce. Visite guidate a cura degli “Apprendisti Ciceroni” dell’I.I.S.S. “Galilei-Costa”, preparati dai Docenti Proff. Carlo Spinelli e Laura Quarta; del Liceo Scientifico “Banzi Bazoli”, preparati dalla Prof.ssa Flavia Tornese e del Liceo Ginnasio “Giovanni Paolo II”, preparati dalla Prof.ssa Maria Rita Tarantino. Visite Guidate in inglese, con gli allievi preparati dalla Prof.ssa Elisabetta D’Errico dell’I.I.S.S. “Galilei-Costa” di Lecce.

Visitatori in fila presso l’I.I.S.S. “O.G. Costa” di Lecce.

La Capo Delegazione del F.A.I. Prof.ssa Rossella Galante con alcuni suoi allievi della S.S. di Primo Grado “Ascanio Grandi” di Lecce.

La Prof. Rossella Galante tra i Docenti Maria Rita Tarantino, del Liceo Ginnasio “Giovanni Paolo II” e Carlo Spinelli, dell’I.I.S.S. “Galilei-Costa” di Lecce.

Le importanti collezioni conservate presso il Gabinetto di Scienze Naturali dell’Istituto Tecnico “O.G. Costa” di Lecce (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Alcuni Volumi da me avuti in dono dal caro amico Prof. Livio Ruggiero, che ha formato gli studenti “aspiranti ciceroni” del F.A.I.

Il Prof. Livio Ruggiero, uomo di Scienza con al suo attivo decenni d’impegno intellettuale, è stato fra i primi ad indagare il patrimonio scientifico del Salento, comprese le Collezioni dei vari Istituti Scolastici, in particolare l’Istituto Costa di Lecce. Tra l’altro è uno dei maggiori conoscitori dell’Opera dello Scienziato salentino Prof. Cosimo De Giorgi.

Il Prof. Livio Ruggiero presso il Museo dell’Ambiente dell’Università del Salento, da lui fortemente voluto (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

Il Prof. Livio Ruggiero con l’Ing. Gianni Carluccio, Soci Onorari dell’A.N.E.B. (Associazione Nazionale Educatori Benemeriti).

Due altri lavori del Prof. Livio Ruggiero scritti in occasione del 2° Centenario della nascita di Oronzo Gabriele Costa (Alessano 1789 – Napoli 1867) e del Centenario della Fondazione dell’Istituto Tecnico “Oronzo Gabriele Costa” (1885-86 / 1985-86), editi rispettivamente a Napoli (Officine Grafiche Napoletane Francesco Giannini & Figli, 1991) ed a Galatina (Editrice Salentina, 1987). Particolari meriti, come il Prof. Ruggiero ha scritto, vanno al nostro insigne Scienziato Cosimo De Giorgi che fu uno dei primi Insegnanti di questa prestigiosa Scuola dedicata a Oronzo Gabriele Costa (uno dei più insigni zoologi e paleontologi italiani) ed a Liborio Salomi, collega del De Giorgi nello stesso Istituto, che operò appassionatamente nello stesso Gabinetto, soprattutto nel campo dell’imbalsamazione degli animali.

I crani di un capodoglio (in primo piano) e di una balenottera.

Il Gabinetto di Fisica, con varie strumentazioni. In primo piano una macchina per fare il vuoto, dietro la macchina elettrostatica di Winter (cortesia Prof. Livio Ruggiero).

Due dei più importanti strumenti presenti nel Gabinetto di Fisica dell’I.T.C. COSTA di Lecce. Il primo strumento è piuttosto raro, mentre il secondo è l’unico esemplare della cosiddetta “Pila Candido” (cortesia Prof. Livio Ruggiero).

La Sala Dante con il Concerto dei giovani allievi del Corso ad indirizzo musicale della S.S. di Primo Grado “Ascanio Grandi” di Lecce, accompagnati dai Docenti.

* Mi fa piacere ricordare che nel 1908 questa Sala vide l’esordio canoro del tenore leccese Tito Schipa.

Ed ora alcune immagini di S. Maria di Cerrate, splendida abbazia tutelata dal F.A.I. ed aperta in occasione delle Giornate di Primavera.

GRAZIE F.A.I.

L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

L’art. a firma di Nicola De Paulis comparso sul Nuovo Quotidiano di Puglia, LECCE, p. 29, CULTURA & SPETTACOLI, con la notizia di alcune mie importanti scoperte presso l’Abbazia di S. Maria di Cerrate (ARCHIVIO CARLUCCIO).

La copertina del Volume “un’idea di Salento”, Ed. del Grifo, Lecce 2007, nell’ambito del quale è presente il saggio scritto dall’Ing. Gianni Carluccio dal titolo “Messaggi dal Passato”.

Lo stralcio del saggio dell’Ing. Gianni Carluccio dal titolo “Messaggi dal Passato”, riguardante l’abbazia di S. Maria di Cerrate ed alcuni graffiti trovati al suo interno.

L’Ing. Gianni Carluccio, con la Responsabile del F.A.I. per Cerrate, Dott.ssa Loretta Martella, indica l’iscrizione con i graffiti relativi alle sette divinità.

I graffiti con le sette divinità riportate sotto (foto copyright Ing. Gianni Carluccio).

COMMENTI

Andrea Guida il 25 marzo 2014 alle 09:54 scrive:
Belle foto professore. Saluti

G. Carluccio il 25 marzo 2014 alle 09:57 scrive:
Grazie Andrea

Daniela Longo il 26 marzo 2014 alle 20:39 scrive:
Lieta di aver partecipato a questo evento dove si riscopre un passato lontano, ma nello stesso momento attuale, in compagnia di persone piacevoli; un ringraziamento speciale alla Dott.ssa Rossella Galante, alla mia compagna Marika e soprattutto all’Ingegnere Carluccio, uomo di estrema simpatia e cultura.
Daniela Longo
Archeologa e Volontaria F.A.I.

G. Carluccio il 26 marzo 2014 alle 20:40 scrive:
Cara Daniela,
ti ringrazio per i complimenti. E’ stato un piacere anche da parte mia conoscerti, sperando in future collaborazioni.
Gianni Carluccio

Pompeo il 27 marzo 2014 alle 10:05 scrive:
Ma tu lo fai apposta per farti fregare qualche bella foto. Sono troppo belle, ma aldilà della bellezza delle foto mi sono soffermato in particolare sul contenuto. Un ottimo lavoro Gianni, una foto però te la frego!!! Un caro abbraccio a te e a tua moglie. Pompeo

G. Carluccio il 27 marzo 2014 alle 13:44 scrive:
Grazie Pompeo,
ti ringrazio per il commento, saluti e auguri a tua moglie,
Gianni

Nico il 30 marzo 2014 alle 10:52 scrive:
Bellissimo reportage fotografico e ancora più interessanti gli appunti storici relativi a questo favoloso castello.
Sempre grande, Gianni
A presto
Nico

G. Carluccio il 30 marzo 2014 alle 20:13 scrive:
Hai visto che nella foto della Sala del Trono ci siete anche voi?
Appena posso vi mando le altre foto.
Ciao, Gianni

Fulvio Rizzo il 2 aprile 2014 alle 23:14 scrive:
Caro Gianni,
bravo come al solito, complimenti!
Per quanto riguarda il rapporto tra il castello, la chiesa ed il convento di S. Maria al Tempio ti ricordo, come tu sai, il libro “Valore e significato di un’area – Indagine sulla Caserma O. Massa” di A. Cappello – R. Palasciano – F. Rizzo, Edizioni MILELLA – stampa I.T.E.S.. Lecce 1981.
La sezione redatta da me ha titolo “La caserma Massa e la sua area analisi di un fenomeno urbano”. Alle pagine 72-73 ho evidenziato il rapporto funzionale, dei collegamenti (assi viari), e visivo tra castello di Carlo V, S. Maria al Tempio e S. Maria dell’Alto (ex Principe Umberto). Su quest’ultimo complesso architettonico monumentale ho svolto a suo tempo altre ricerche, oltre ad un progetto per Casa della Città e del Territorio.
Cordialmente,
Fulvio

G. Carluccio il 3 aprile 2014 alle 08:22 scrive:
Caro Fulvio,
ti ringrazio molto per i complimenti e per la segnalazione del tuo libro, che ho provveduto ad inserire nella raccolta d’immagini.
Quello di Piazza Tito Schipa è un problema importante. Speriamo che dopo gli scempi del 1971 non ce ne siano altri!
Tra l’altro come detto su questo stesso sito, in un mio articolo riguardante Ottaviano Augusto, il futuro grande Imperatore entrò a Lecce proprio passando, a piedi, dall’attuale Via S. Lazzaro! Speriamo bene!
Ciao, Gianni

Luigiantonio il 11 aprile 2014 alle 13:27 scrive:
che aggiungere? nulla. Gianni, questa volta hai superato te stesso; sei sempre un GRANDE!
UN CARO SALUTO

G. Carluccio il 11 aprile 2014 alle 13:54 scrive:
Grazie, caro Gigi anche per tutto quello che hai fatto, che stai facendo (in queste settimane su TELERAMA) e che farai!
Tutto il Salento ti deve molto per i tuoi autorevoli lavori, dei quali mi sono avvalso anche io negli studi sulla Torre del Parco e del “nostro” Castello. Stamattina ho ripreso, dopo tanti anni, la lettura dell’importante Volume dell’Ing. Gennaro Bacile di Castiglione, che seguì anche alcuni scavi a Vaste, nel fondo Melliche. Con il nostro comune e caro amico Pierluigi Bolognini abbiamo ricordato proprio ieri il tuo fondamentale Volume “Lecce Nobilissima” delle benemerite Edizioni del Grifo dei cari amici Cingolani, figli dell’indimenticabile Ivan.
Grazie ancora per i graditissimi complimenti,